«Fa piacere che anche il collega Albasi richiami oggi la necessità di costruire una filiera locale del legno e di restituire valore economico ai boschi della montagna piacentina. È esattamente il problema sul quale siamo intervenuti già nelle scorse settimane, non limitandoci però alla fotografia delle criticità, ma indicando una possibile strada concreta»
Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, ricordando il lavoro avviato sul bando regionale SRD15.2 “Ammodernamenti e miglioramenti”, approvato dalla Regione con una dotazione complessiva di appena 640 mila euro per tutta l’Emilia-Romagna.
«Il 2 settembre abbiamo chiesto formalmente alla Regione, attraverso un accesso agli atti, di conoscere il fabbisogno reale delle imprese forestali, il numero dei potenziali beneficiari, la distribuzione territoriale delle risorse con particolare riferimento a Piacenza, l’eventuale domanda destinata a rimanere senza copertura e soprattutto se vi fosse la disponibilità a rifinanziare la misura. Se vogliamo parlare seriamente di filiera forestale, infatti, bisogna partire anche dalla sostenibilità economica di chi nel bosco lavora».
Il bando regionale prevede contributi per mezzi e attrezzature destinati ai lavori forestali, strutture per deposito, stoccaggio e prima lavorazione dei prodotti e anche impianti per la produzione di energia da biomassa forestale. «È proprio da qui – prosegue Tagliaferri – che avevamo sviluppato, insieme a Giampaolo Maloberti, un ragionamento ancora più ampio: creare nel Piacentino un centro per la valorizzazione delle risorse della collina e della montagna, capace di mettere insieme la filiera del legno e quella dei foraggi».
«Sul versante forestale significa dare uno sbocco economico al materiale ricavato dalla manutenzione e dalla gestione dei boschi, valorizzandolo, dove possibile, attraverso lavorazioni e produzioni come cippato e pellet, anziché continuare a considerare il bosco soltanto come un problema di manutenzione. Se la cura del territorio produce anche reddito, diventa più facile rendere continuativa la gestione forestale».
Ma la proposta, sottolinea Tagliaferri, riguarda anche un’altra risorsa oggi in difficoltà nelle aree collinari e montane piacentine: il foraggio.
«Abbiamo quantità di foraggio che incontrano crescenti difficoltà di mercato. La parte qualitativamente migliore potrebbe essere lavorata e riconfezionata in modo da renderla più facilmente conservabile e trasportabile verso gli allevamenti; il materiale di qualità inferiore, laddove tecnicamente e normativamente possibile, potrebbe invece essere destinato a processi di valorizzazione energetica. Significa provare a trasformare prodotti che oggi rischiano di avere scarso valore commerciale in una nuova opportunità economica».
«Non basta dire che i boschi sono abbandonati, che la proprietà è frammentata o che serve una filiera del legno: sono problemi reali e condivisibili. Occorre costruire il pezzo che ancora manca tra la materia prima e il mercato. Un centro territoriale capace di raccogliere, lavorare, trasformare e commercializzare legno e foraggi potrebbe diventare uno strumento al servizio delle imprese e, contemporaneamente, del presidio della montagna».
«Per questo accogliamo positivamente l’interesse manifestato oggi dal collega Albasi. Quando le buone idee cominciano a circolare significa che probabilmente avevamo visto giusto. Adesso, però, facciamo il passo successivo: dalle parole sulla filiera proviamo a costruire davvero la filiera».
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