Diciamo che la democrazia è in crisi come si dice che piove: constatando, senza responsabilità. Ma se provassimo a chiederci davvero perché siamo arrivati fin qui — e se qualche risposta non fosse quella che ci aspettavamo? A gennaio, a Palazzo Ducale di Genova, il Forum Disuguaglianze e Diversità ha riunito per tre giorni trentotto voci italiane e internazionali e più di settemila persone attorno a ventuno domande: Stato e neoliberismo, derive autoritarie, tecnologie digitali, nuove generazioni, astensionismo. Non un convegno, ma un tentativo di capire perché l’autoritarismo avanza dove la democrazia non mantiene ciò che promette — e da dove si riparte.
Quel confronto arriva a Piacenza per essere ripreso e discusso in pubblico. Fabrizio Barca, che ne ha scritto gli assunti di partenza, Serena Mazzini, che racconta come le piattaforme facciano business della nostra solitudine, ed Elsa Fornero, che sa quanto costa prendere decisioni impopolari in democrazia, rispondono alle domande di Gloria Riva. Nessuna diagnosi consolatoria e nessuna scusa: sappiamo come uscirne, serve la forza per farlo.
Elsa Fornero, ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità nel governo Monti, racconta cos’è per lei la democrazia.
“Ciò che appassiona della democrazia è il capire che tutti possono avere nella vita porte che si aprono in maniera del tutto inaspettate e bisogna essere pronti e bisogna soprattutto quando la porta che si apre è una porta nella quale tu viene richiesto di lavorare per la collettività. Non c’è qualcuno che ha il potere e qualcun altro che lo subisce, ma qualcuno che ha il potere e non ha mai pensato che può a un certo punto essere chiamato a un esercizio di potere democratico. Questo ti fa capire quanto importante sia la democrazia: avere tutti libertà, avere tutti i diritti, fare in modo che questi diritti siano realizzati e non solo enunciati. Quindi di strada ne abbiamo ancora molta da fare”.
Fornero è intervenuta anche sul tema lavoro e giovani.
“Io vedo con una certa preoccupazione il fatto che questi giovani siano illusi ancora una volta che basti una promessa politica per fare delle buone pensioni per il loro futuro: non è così. Quello che serve e serve in maniera sostanziale è il lavoro, il lavoro buono, ben pagato, il lavoro dignitoso: quando questo sarà per tutti e tutte, quelli che ovviamente sono in grado di lavorare nell’età di lavorare, allora il problema delle pensioni non ci sarà. Ma l’idea che basti una promessa politica è un’ennesima illusione della quale i giovani hanno capito di poter fare a meno”.
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