Un appuntamento dedicato al coraggio, alla memoria e all’impegno civile quello che si è tenuto presso la scuola primaria “Ilaria Alpi” di Quarto. Ospite speciale la giornalista Gabriella Simoni, per tanti anni inviata Mediaset e testimone diretta dei principali scenari internazionali di guerra degli ultimi decenni. Ad accogliere Simoni anche la dirigente scolastica, Giorgia Antaldi.
Un incontro carico di emozione e significato. Simoni, infatti, ha dialogato con gli alunni raccontando la figura della giornalista a cui la scuola è intitolata: Ilaria Alpi, appunto, inviata Rai uccisa in Somalia nel 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin.
Un racconto diretto e personale.Gabriella Simoni, infatti, nel 1994 si trovava in Somalia proprio insieme a Ilaria, e in quel contesto ha avuto la possibilità di conoscere da vicino la collega. Attraverso il suo racconto, gli alunni hanno potuto comprendere non solo il lavoro della giornalista, ma anche il valore della ricerca della verità, dell’informazione libera e del coraggio professionale.
Educazione civica e memoria. L’iniziativa ha rappresentato un importante momento educativo per i ragazzi della scuola primaria, che hanno avuto l’occasione di avvicinarsi a temi complessi come la libertà di informazione, l’importanza della memoria civile, il valore dell’impegno personale e professionale. Un incontro per mantenere viva la figura di Ilaria e contemporaneamente trasmettere ai più piccoli il suo esempio.
“Aveva un carattere complicato, come tutti noi, perché per resistere in certi posti devi essere tosto – ha raccontato Simoni – era una persona di grande preparazione: aveva studiato l’arabo, che è una lingua molto complicata. L’insegnamento più importante che la vita di Ilaria ci consegna è che questo mestiere non si può svolgere restando seduti in un salotto a chiacchierare: significa andare in posti pericolosi mettendo a rischio la propria vita per raccontare quello che si vede”.
Una scuola che porta il suo nome rappresenta un messaggio importante, secondo Gabriella Simoni: “Il fatto che voi abbiate scelto il suo nome è significativo. Perché il caso di Ilaria è più vicino al vostro mondo di quanto possa essere la figura di una scienziata o di una astronoma: perché parliamo della necessità di avere delle informazioni vere su cui costruire una cultura vera, che non sia né supina al potere, né autonoma rispetto alla conoscenza”.
Gabriella Simoni ne ha approfittato per ricordare ai piccoli l’importanza dello studio.
“Niente si fa senza i libri o senza la cultura, senza studiare o senza la conoscenza. Per me studiare ha significato uscire da una condizione di povertà e riuscire a fare ciò che desideravo nella vita. Invece, per Ilaria, studiare ha significato imparare una lingua che le ha consentito di andare in quei paesi dove si parlava quella determinata lingua. Per tutti noi ha significato indagare seriamente su quello che abbiamo visto, non parlarne a vanvera”.
“La storia di Ilaria ci insegna che quando tu vai in un posto come quello, lavori correttamente e sei una persona per bene, rischi tanto: ma quello che poi esce dai tuoi lavori è un pezzo di verità”.
Studio e preparazione, certo, ma anche passione per ciò che si fa o per ciò che si vuole ottenere: “E’ sempre stata la passione a guidarmi. Nel lavoro o nello studio ha sempre rappresentato il vero motore. E’ sempre stata la passione a guidare ogni mia scelta di vita”.
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