Il 9 marzo ricorre la Giornata mondiale del rene. Una giornata celebrata in tutto il mondo sotto l’egida della International Society of Nephrology e localmente dalla Società Italiana di Nefrologia e dalla Fondazione Italiana del rene. Il 6.5% della popolazione italiana presenta una malattia renale e che oltre 850 milioni di soggetti in tutto il mondo ha un problema renale. In quest’ottica la prevenzione ha una valenza ancora più rilevante come strumento di cura tempestiva per risolvere o far regredire il danno renale.
Infatti, nel nostro Paese ci sono diverse migliaia di persone che non sanno ancora di soffrire di malattia renale cronica. “Il decorso di queste patologie – evidenzia Roberto Scarpioni, direttore di Nefrologia e dialisi – è spesso silente fino quasi alle fasi finali, quando la terapia sostitutiva dialitica o al trapianto di rene restano le uniche armi”.
Il reparto segue ambulatorialmente un migliaio di pazienti con malattia renale a vari stadi. Mentre un numero maggiore è gestito nelle fasi iniziali della malattia insieme ai medici di famiglia, che hanno ruolo importante nel riconoscere le persone a rischio.
Dopo 3 anni di stop a causa della pandemia anche Piacenza la giornata di prevenzione potrà tornare in piazza. Un banchetto informativo curato dai medici ed infermieri del reparto che si svolgerà tra qualche settimana. “Siamo molto felici di tornare a diretto contatto con la cittadinanza con azioni di informazione e prevenzione. Azioni tese a intercettare con grande anticipo eventuali problematiche renali.
Negli anni passati questi momenti si sono rivelati fondamentali per la lotta contro la valutazione del danno: su 500 cittadini intercettati nei 3 anni prima della pandemia, ben 25 sono stati rimandati ai medici di famiglia con la richiesta di un accertamento di secondo livello e 3 persone hanno poi eseguito un ricovero per una verifica clinica dello stato di salute. Il danno renale – prosegue il medico –può manifestarsi solo in uno stato di malattia avanzata. La prevenzione ha una valenza ancora più rilevante come strumento di cura tempestiva per risolvere o far regredire il danno renale, prima che possa diventare irreversibile”.
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