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Ictus, a Piacenza 450 casi all’anno. Tononi, Presidente di Alice: “Il tempo è cervello, fondamentale la tempestività di intervento” – AUDIO

Giornata Mondiale dell’Ictus 2021, a Piacenza 450 casi all’anno. Annamaria Tononi, Presidente di Alice: “Il tempo è cervello, fondamentale la tempestività di intervento”.

L’ictus cerebrale, di cui oggi, venerdì 29 ottobre, ricorre la Giornata mondiale, rappresenta la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza nei Paesi dove è maggiore lo sviluppo economico, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori.

Dei 450 casi all’anno registrati a Piacenzaspiega il Presidente di Alice Tononiquasi 300 escono quasi immuni da questa patologia grazie alla terapia fatta al Pronto Soccorso che al 90% non lascia residui. I dati sono incoraggianti rispetto alla nostra Regione, ma sono ancora molto alti. In particolare perché i cittadini non riescono ancora a riconoscere bene i sintomi. Il nostro motto è: Il tempo è cervello. Infatti bisogna attivarsi subito quando ci sono particolarità fisiche come la bocca storta, la mancanza di forza nelle braccia o nelle gambe, problemi con la parola e un forte mal di testa. Questi sintomi non vanno sottovalutati! Va chiamato immediatamente il 118”.

Sul territorio regionale, nel corso degli ultimi due anni si è assistito a un aumento delle chiamate al 118 per sospetto ictus (dalle 10.227 del 2019 alle 11.173 del 2020), e contemporaneamente a un calo di pazienti ricoverati con ictus sistemico acuto (6.853 nel 2019, 6.113 nell’anno successivo).

Per quanto riguarda le terapie effettuate nella fase acuta dell’assistenza, sono rimaste stabili nel caso della trombolisi endovenosa, il trattamento farmacologico che consente di dissolvere un trombo o un embolo (18%). Sono aumentati invece i ricorsi alla trombectomia meccanica (dal 9 al 10%), ossia l’intervento con un catetere inserito nell’arteria femorale all’inguine e fatto scivolare su fino al punto dove c’è il trombo, l’occlusione del vaso sanguigno, nella testa, in modo da rimuoverlo.

Gli appuntamenti a Piacenza di sabato 31 ottobre in occasione della Giornata Mondiale dell’Ictus 2021

A.L.I.Ce. Piacenza

L’organizzazione di volontariato A.L.I.CE. ONLUS, oggi presente capillarmente in tutte le
regioni italiane, nasce ad Aosta nell’aprile 1997, per volontà e iniziativa del neurologo Dr.
Giuseppe D’Alessandro, sensibile alle sofferenze provocate dall’ictus e alle conseguenze
sull’ammalato e i suoi familiari. Nel 2004 viene fondata anche la Federazione A.L.I.CE. ITALIA
Onlus, a cui aderiscono tutte le Associazioni Regionali, che a loro volta rappresentano
numerosissime realtà A.L.I.CE. territoriali (tra cui A.L.I.CE. Piacenza). Le Associazioni A.L.I.CE.
Regionali, pur autonome e indipendenti nelle loro attività, collaborano al raggiungimento di
comuni obiettivi a livello nazionale. Oltre all’acronimo e al logo, tutte hanno in comune lo
stesso scopo, quello di migliorare la qualità della vita delle persone colpite da ictus cerebrale,
dei loro familiari e delle persone a rischio.

La sezione di Piacenza è stata fondata nel 2005 e si occupa di fare prevenzione con iniziative in
piazza di screening dei fattori di rischio (misurazione della pressione arteriosa, glicemia,
colesterolo, doppler TSA) e di fare informazione mediante conferenze e congressi.
Dal settembre 2012 inoltre, in collaborazione con il Centro di Servizio per il Volontariato Svep e
con altre organizzazioni di volontariato socio-sanitarie, condivide la gestione di uno spazio nei
locali di proprietà dell’AUSL in Via Giovanni Pallastrelli a Piacenza – che il Centro di Servizio per
il Volontariato SVEP ha ottenuto in comodato d’uso gratuito da AUSL Piacenza per favorire
attività di coordinamento delle associazioni in ambito sanitario – proponendo ai pazienti attività
di mantenimento delle competenze e capacità residue con le finalità di:

  • offrire alle persone colpite da malattia un’occasione di socializzazione favorendo l’incontro tra
    di loro e con i volontari delle associazioni, e sottraendoli così al rischio di isolamento e chiusura
    nel contesto familiare;
  • offrire ai familiari e agli altri caregivers l’opportunità di avere qualche momento di libertà
    potendo affidare a volontari le persone a cui quotidianamente dedicano le loro cure e offrendo
    loro sostegno e informazioni adeguate per rapportarsi con le persone malate;
  • mantenere le abilità motorie e le abilità cognitive dei pazienti tra i cicli di riabilitazione vera e
    propria appannaggio del SSN (2 cicli annui).

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