Attualità

Tremonti al Festival del pensare contemporaneo: “Le ricchezze senza destinazione al bene comune, così si illumina tutta l’Italia”- AUDIO

Più di metà del territorio italiano è fatto di aree interne: paesi di montagna e di collina lontani da ospedali, scuole e stazioni, dove vive quasi un italiano su quattro e da cui ogni anno qualcuno se ne va. Il tema del Festival — attraversare, lasciare, approdare — qui si rovescia: che cosa succede a chi resta?

E che cosa deve un Paese ai luoghi che lo hanno fatto?

Si comincia con Giulio Tremonti, che alla montagna è legato per biografia prima che per politica, intervistato da Gian Luca Rocco su come un Paese che invecchia possa ancora prendersi cura dei suoi territori, e su quale spazio dare a chi, nei paesi, tiene in piedi la comunità: parrocchie, associazioni, volontariato. Da lì prende le mosse un dialogo a tre voci che le aree interne le abitano e le governano ogni giorno: monsignor Adriano Cevolotto, vescovo di una diocesi, Piacenza-Bobbio, che sale fino ai crinali dell’Appennino; Guido Castelli, commissario straordinario per la ricostruzione dell’Appennino centrale colpito dal sisma del 2016; Massimo Gargano, direttore generale dell’ANBI, che con i consorzi di bonifica tiene insieme acqua, suolo e territorio. Perché rilanciare l’Italia interna non è nostalgia: è capire se il futuro del Paese passa ancora da lì. E perché restare, a volte, è la forma più radicale di attraversare.

Tremonti ha parlato di una proposta di legge che mira a supportare il Sociale.

“In televisione vedi tanti spot sull’8×1000, sul 5×1000, i lasciati: ecco noi abbiamo molta ricchezza che non ha destinazione, che può avere destinazione per il bene comune, quindi dalle parrocchie al volontariato, alla ricerca. E’ una via che non costa nulla e io spero che diventi legge”, spiega Tremonti.

Quell’Italia luminosa, ma non tutta illuminata allo stesso modo, ci può rispiegare questo concetto?

“Se guardi su Google Maps vedi che l’Italia è un paese duale. Hai una luce enorme che è nella Pianura Padana, Milano, Bassa Emiliana e Triveneto: è una luce enorme, è una luce che ha anche ricchezza. Poi vedi altre luci, Roma, Napoli, ma lì non c’è la produzione industriale. L’Italia è un paese duale: quelle luci e il resto è buio, ma nella massa buia ci sono paesi, città, persone che possono essere aiutate, ripeto, con quella proposta”.

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