Politica

I ministri Calderoli, Pichetto Fratin e Foti per il sì al referendum: “La nostra giustizia non può essere governata da un sindacato”

Si avvicina ormai al momento decisivo la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. Una campagna che il centrodestra ha scelto di chiudere con un incontro in Sant’Ilario al quale hanno partecipato tre ministri: Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, e Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

“E’ stata una campagna elettorale che in certi momenti è stata anche difficile perché qualcuno l’ha presa per senso d’appartenenza, cambiando idea rispetto alle proprie posizioni, questo è il caso di molti della Sinistra”, commenta Pichetto Fratin.

“Peraltro, bisogna anche ricordare che molti, anche della Sinistra, coerentemente con il programma che aveva il Partito Democratico nel 2019, hanno confermato le loro posizioni: personaggi anche molto importanti; pertanto, io credo che a costoro bisogna dare atto della loro onestà intellettuale”.

“Noi siamo convinti della necessità di cambiare, di cambiare questo sistema. Quindi agli italiani chiediamo davvero di intervenire contro un sistema che è un sistema di sindacato. La nostra giustizia non può essere governata da un sindacato che di fatto non dà ai cittadini le garanzie che dovrebbero avere”.

Calderoli ha portato la propria esperienza

“Io ho passato sulla mia pelle metà della mia vita da politico in aule di tribunale da cui sono sempre uscito poi indenne. Trentacinque anni della mia vita come indagato o imputato sono una cosa assolutamente insostenibile”, spiega Calderoli.

“E’ stato difficile per me, immaginiamoci una persona qualunque. Si immagini con un costo medio di 20 – 30 mila euro all’anno, 35 anni di avvocati, cosa mi può essere costato. In più quello che l’esito è mediatico per te, per la famiglia”.

“Quindi mai come in questa occasione dopo aver promosso nel 2022 i referendum abrogativi che avrebbero portato a questo risultato sono ancora più sostenitore convinto del sì. Le opposizioni e quelli che sostengono il no l’hanno voluto portare a uno scontro politico a favore o contro il governo”.

“Qui non c’entra il governo, il problema è che questa è una cosa che può riguardare tutti, può riguardare il politico ma qualunque persona normale può essere dall’oggi al domani coinvolta in queste vicende politiche reali. Quindi è interesse di tutti andare a votare e votare sì”.

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