Tesse un’analogia fra le detenute che desiderano riabilitarsi e i pellegrini in cerca di perdono, lo spettacolo “Il Giubileo dell’alta sicurezza”, che andrà in scena venerdì 6 febbraio, alle ore 18.30, presso la Casa Circondariale di Piacenza. La drammaturgia, poetica e potente, mette al centro della scena il viaggio: quello dei pellegrini, che si mettono in cammino per realizzare nell’incontro con l’altro la propria conversione; e poi il viaggio, necessariamente solo interiore, dalle persone ristrette, che scontando la propria pena cercando perdono e salvezza.
Il cast, non a caso, è composto da un gruppo di attrici-detenute del circuito dell’Alta sicurezza, di recente trasferite dalla Casa di reclusione di Vigevano a quella di Piacenza, che nei mesi scorsi hanno preso parte a un percorso teatrale condotto dal pluripremiato drammaturgo, regista e docente di teatro partecipato Mimmo Sorrentino. Insieme a loro, le attrici professioniste Adriana Busi e Monica Garcia.
“Il Giubileo dell’alta sicurezza” rientra nel più ampio progetto “Educarsi alla libertà”, promosso dalla coop. Soc. Teatroincontro, patrocinato dal Ministero della Giustizia e dal Mibact e sostenuto dalla Fondazione Piacenza e Vigevano. Già attivo da diversi anni nella Casa circondariale di Vigevano, il progetto finora ha prodotto spettacoli rappresentati in teatri stabili, di ricerca, in tante Università italiane, che sono stati visti da oltre 12.000 spettatori.
Durante la presentazione alla stampa dell’iniziativa, Sorrentino ha spiegato da dove nasce l’idea de “Il Giubileo dell’alta sicurezza”: «Il pellegrino è colui che si reca in luoghi lontani, chiese o moschee, non fa differenza, per chiedere perdono per i propri peccati – ha spiegato -. L’etimo di pellegrino è straniero, e lo straniero è una persona che nel suo viaggio è obbligato a confrontarsi con usanze, regole, culture, lingue diverse dalle sue. Ciò produce un apprendimento e l’apprendimento un cambiamento. Così il pellegrino, quando entra nelle tre chiese di Roma per rimettere i propri peccati, è un uomo nuovo, perché il viaggio lo ha cambiato, preparandolo a ricevere il perdono divino». Anche se le detenute non possono compiere un viaggio fisico, la drammaturgia dello spettacolo racconta il viaggio nel femmineo e del femmineo che le porta verso la redenzione.
Il risultato più importante ottenuto negli anni dal progetto, ha riferito Sorrentino, è che nessuna delle detenute di alta sicurezza che vi ha partecipato è tornata a delinquere dopo la scarcerazione. La maggioranza di esse si è trasferita al nord con i propri figli e si è impiegata in lavori umili (badanti, donne delle pulizie, operaie).
L’attività di Teatroincontro ha inoltre richiamato l’attenzione di molti studiosi, fra i quali Massimo Recalcati, Adolfo Ceretti e Nando Dalla Chiesa, che nel suo ultimo libro La legalità è un sentimento ha dichiarato che nella Casa di Reclusione di Vigevano si è aperta una strada del tutto nuova di contrasto alla criminalità organizzata.
Si sono poi ispirati al lavoro della cooperativa anche numerosi artisti, a cominciare dal regista Leonardo Di Costanzo per il suo acclamatissimo film Ariaferma, e poi Mario Martone, Maddalena Crippa, Arianna Scomegna, Donatella Finocchiaro e Bruno Oliviero che sul lavoro di Sorrentino ha girato il docufilm Cattività prodotto dalla Rai.
«Educarsi alla libertà è un progetto di rilievo nazionale che siamo davvero orgogliosi di portare a Piacenza – ha sottolineato il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi -. Attraverso un lavoro che ha anche un indiscusso valore artistico, il teatro di Sorrentino riesce nell’impresa straordinaria di produrre un cambiamento profondo nella vita delle persone ristrette, contribuendo così a realizzare una giustizia che sia realmente riabilitativa e a integrare, almeno un po’, il carcere nel proprio tessuto sociale. Oltre a esprimere il mio più vivo apprezzamento al regista per il metodo che ha saputo sviluppare e per l’impegno con cui lo mette al servizio di tanti soggetti fragili delle nostre comunità, voglio ringraziare la direzione della nostra Casa circondariale per aver accolto un’iniziativa che ci auguriamo possa mettere radici anche a Piacenza».
«Il teatro non è un passatempo, o una semplice attività ricreativa, ma è un incredibile strumento di riabilitazione, una vera e propria attività trattamentale, volta al reinserimento sociale dei detenuti – ha precisato in conferenza stampa il direttore delle Novate Andrea Romeo -. Ringrazio pertanto Mimmo Sorrentino per aver bussato alla nostra porta, consentendoci di dare continuità al percorso iniziato a Vigevano con le detenute dell’Alta sicurezza che sono approdate a Piacenza. È così che un trasferimento, evento che di per sé rappresenta uno sconvolgimento, si è trasformato nell’opportunità unica di inserire all’interno della nostro carcere, una progettualità di alta qualità».
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