Attualità

“Il sacrificio del piccolo Domenico, triplicati i consensi alla donazione degli organi: con la sua morte ha generato vita”

“Quello del piccolo Domenico ha le sembianze chiare di un “sacrificio” che ha originato un risultato che mai avremmo visto senza la sua storia di morte; si, morte, che è divenuta però generatrice di vita, non per una sola persona ma per tanti piccoli e grandi Domenico”. Gian Francesco Tiramani, una lunga esperienza nel trasporto organi, esprime una riflessione in merito alla vicenda del piccolo Domenico, deceduto dopo un trapianto di cuore terminato tragicamente.

La nota di Tiramani

In questi giorni la comunità dei Cristiani ricorda la passione di Cristo che si proietta verso la Pasqua di Resurrezione.

Cristo che ha dato la vita per la salvezza dell’umanità mi riporta ad una considerazione molto più terrena ma per questo non meno illuminante.

Nelle settimane scorse siamo stati tutti “attratti” – più o meno morbosamente – dalla vicenda del piccolo Domenico che a Napoli ha visto svanire la speranza di continuare a vivere perché il cuoricino che doveva regalargli il secondo battesimo è risultato danneggiato e, quindi, assolutamente inservibile.

Ci siamo tutti sentiti profondamente coinvolti nella vicenda ed umanamente molti vicini soprattutto alla mamma di Domenico che con la sua limpida dignità ci fatto entrare con delicatezza nel suo profondo dolore di genitrice.

Una morte sotto continui riflettori ed un dolore collettivo che si è condito di domande senza risposte, di rabbia soffocata, di ricerca spasmodica di colpe e colpevoli che potessero placare la nostra fame di umana vendetta.

Eppure …..

Eppure, dalla tavolozza di grigi e neri alla fine si è fatta strada una lama di luce, sempre più vivida e calda che sta dando un senso colorato alla speranza degli 8.500 “Domenico” e dei loro famigliari che sono in trepidante attesa di quella telefonata che apra la strada alla rinascita, perché l’organo tanto agognato è arrivato!

Finalmente, a fianco delle valutazioni di cronaca giudiziaria, in questa vicenda si è parlato apertamente e ripetutamente di “donazione”, come necessità sociale ed etica, per una scelta informata e consapevole che si forma con la propria personale sensibilità.

Così gli italiani – tanti italiani – non si sono fermati alla rabbia o alla delega del tipo “qualcuno ci penserà” ma hanno fatto un passo importante in prima persona, che sa concretamente di “io ci sto, metto a disposizione il mio corpo quando a me non servirà più”.

È successo veramente; dopo il naturale ed atteso sbandamento a seguito delle prime notizie negative in arrivo da Napoli (crollo dei consensi alla donazione) è accaduto che nei primi mesi di questo 2026, sbaragliando le previsioni di tutti gli esperti, le persone che hanno dato il loro consenso alla donazione degli organi sono …. triplicate! Un miracolo o piuttosto un ritrovato, sano senso civico? Qualcosa di simile a ciò che abbiamo vissuto dopo la morte dell’altro “piccolo” Nicholas Green che nel 1994 fece scoprire a tanti la potenza del “dono” di vita.

Allora quello del piccolo Domenico ha le sembianze chiare di un “sacrificio” che ha originato un risultato che mai avremmo visto senza la sua storia di morte; si, morte, che è divenuta però generatrice di vita, non per una sola persona ma per tanti piccoli e grandi “Domenico”.

Per tornare – quindi – alle sacre scritture, Gesù a Gerusalemme ricorre alla vicenda del chicco di grano che, per moltiplicarsi e dare frutto, deve cadere a terra e quindi marcire, morire, altrimenti resta sterile e solo.

D’altra parte, ce lo insegna anche la natura: il chicco interrato marcisce e si decompone, liberando l’energia vitale per germogliare e trasformarsi in una spiga che produce molti altri chicchi.

Allora: grazie, piccolo grande Domenico, anche per i grazie che non sentirai e buona Pasqua, ognuno con la sua piccola grande Resurrezione.

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