Attualità

BESS a Zerbio, Legambiente: “Sì all’impianto, ma se costruito nel posto giusto. Il progetto sia partecipato e pianificato”

Dopo gli articoli pubblicati nei giorni scorsi sul progetto BESS (Battery Energy Storage System, cioè Sistema di Accumulo di Energia a Batteria) previsto a Zerbio di Caorso, con le preoccupazioni espresse dal Comitato dei cittadini e le successive dichiarazioni dell’Amministrazione comunale di Caorso, riteniamo utile intervenire per riportare la discussione sul punto che per Legambiente è centrale: non la contrarietà agli impianti di accumulo, ma la qualità delle scelte con cui la transizione energetica viene calata nei territori. Inizia così la nota di Legambiente.

LA NOTA DI LEGAMBIENTE

Senza alcun intento polemico nei confronti del Comune di Caorso ci interessa sostenere una  domanda legittima posta dai cittadini: era davvero inevitabile localizzare un grande impianto industriale di accumulo su circa nove ettari di terreno agricolo, a ridosso della frazione di Zerbio, senza un confronto pubblico preventivo e senza una valutazione trasparente delle alternative?

I sistemi di accumulo elettrochimico sono necessari. Se vogliamo aumentare davvero la produzione da fonti rinnovabili, servono impianti capaci di immagazzinare energia quando sole e vento producono di più e restituirla quando la rete ne ha bisogno. Anche se tali impianti di accumulo dovrebbero essere prioritariamente collocati vicino ai luoghi di produzione o di consumo di energia, per massimizzarne l’efficienza.  Su questo Legambiente non ha dubbi.

La domanda che è necessario porre quindi è un’altra: dove è giusto collocare questi impianti?

A Zerbio si prevede un grande BESS in area agricola, a ridosso di una frazione abitata. È comprensibile, quindi, che i cittadini chiedano chiarezza, trasparenza e un confronto vero. La lettera aperta del Comitato pone una questione di metodo prima ancora che di merito: quando un’infrastruttura industriale di questa portata arriva vicino alle case, la comunità deve essere informata, ascoltata e messa nelle condizioni di capire se siano state valutate alternative reali.

Il nodo politico-amministrativo

Ed è proprio qui che si apre il nodo politico-amministrativo. Prima ancora di discutere di compensazioni, con il proponente sarebbe stato necessario aprire un confronto pubblico sulla localizzazione dell’impianto. Chiedere al proponente opere compensative quando i cittadini non sono ancora stati coinvolti rischia infatti di dare per scontato ciò che invece dovrebbe essere oggetto di valutazione: che il BESS debba sorgere proprio lì, su quei nove ettari di suolo agricolo, accanto alla frazione di Zerbio.

L’autorizzazione MASE

Sappiamo che l’autorizzazione viene rilasciata dal MASE. Una autorizzazione che però  dipende dai pareri che esprimono gli Enti coinvolti nella Conferenza di servizi, i soli ad accedere ad una blindata piattaforma on line. Proprio per questo gli amministratori pubblici, indipendentemente dal colore politico che rivestono, dovrebbero stare vicini ai cittadini e alle loro legittime richieste, evidenziando ai livelli politici superiori, anche quegli elementi procedurali che oggi non sono più ammissibili, alla luce del diritto alla trasparenza che le Direttive europee ormai da decenni proteggono.

Non si tratta di dire no agli accumuli ma si tratta di scegliere le localizzazioni più efficiente dal punto di vista energetico e non in base all’interesse dell’investitore. Anche tenuto conto della disponibilità di aree già compromesse, che permetterebbero di salvaguardare prezioso terreno agricolo.

La centrale nucleare

A Caorso questa domanda pesa ancora di più, perché a poche centinaia di metri da Zerbio esiste il sito della centrale nucleare in dismissione: un’area già destinata da decenni a funzioni energetiche, già infrastrutturata, già segnata da una storia industriale pesante per quel territorio. Conosciamo i vincoli esistenti ma riteniamo anche che, a distanza di 40 anni dalla sua chiusura, sarebbe il momento di progettare non solo una corretta dismissione dell’ex centrale ma anche la valorizzazione delle sue componenti ambientali e delle aree già compromesse e artificializzate ai fini della produzione e dell’accumulo di energia rinnovabile.

Non è un’ipotesi astratta. A Latina, Sogin ha avviato un progetto BESS proprio nelle adiacenze del compendio dell’ex centrale nucleare, presso l’area dell’impianto “Cirene”. Dunque il riuso di siti energetici dismessi per ospitare sistemi di accumulo non è una fantasia ambientalista: è una strada già praticata.

Perché a Latina sì e a Caorso no? O almeno: perché questa alternativa non è stata discussa pubblicamente ed in modo trasparente?

Legambiente sostiene le ragioni del Comitato perché la transizione energetica, per essere forte e duratura, deve essere anche giusta, partecipata e ben pianificata. Gli impianti necessari non devono essere calati sui territori come atti inevitabili semplicemente per la disponibilità di terreni.

Non si tratta di fermare il futuro ma di prevenirne gli errori.

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