In uno sgabello il legame tra Giuseppe Verdi e gli agricoltori della Bassa

«Il libro che presentiamo è un romanzo storico – importante perché contribuisce a difendere valori piacentini – che, traendo spunto dallo sgabello di Verdi conservato al Castellazzo, ricostruisce in modo compiuto quel mondo agricolo che conquistò il Maestro, inserendovi il racconto (tratto dalle testimonianze dei discendenti degli agricoltori che lavorarono nei poderi verdiani, ndr) della vita quotidiana di allora, racconto che nei piccoli particolari ha fatto ricorso alla fantasia degli autori».

Così il presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani ha sintetizzato il significato del volume “Lo sgabello di Verdi tra la gente del Castellazzo” (Fantigrafica Srl, Cremona), presentato dagli autori Maura Quattrini (insegnate di lettere, vive al Castellazzo di Villanova e ha realizzato ricerche di storia locale) e Davide Demaldè (farmacista a Besenzone, appassionato di musica e storia, ha acquisito esperienza archivistica con numerose ricerche compiute su antiche famiglie vissute in terra verdiana) nella Sala Panini di Palazzo Galli. Il presidente Sforza ha ringraziato gli intervenuti, in modo particolare il consigliere regionale Matteo Rancan e il sindaco di Besenzone Luigi Garavelli, e ha ricordato come in questo periodo siano fiorite iniziative editoriali intorno alla figura del Maestro, visto come persona più che come musicista: un libro raccoglie la corrispondenza epistolare tra Verdi e il deputato di Parma Giuseppe Piroli («opera importantissima perché è attraverso le lettere che si ricostruisce il pensiero di Verdi su politica e problemi pratici»); altro volume di recente pubblicato, il carteggio Verdi-Opprandino Arrivabene (un giornalista parlamentare) «che ricostruisce perfettamente quel mondo agricolo raccontato nel libro che qui presentiamo. La parte di queste lettere che non è andata perduta – ha aggiunto Sforza Fogliani – è stata recuperata dalla nostra Banca e dalla Popolare di Sondrio e donata alla Casa Verdi di Milano».

Maura Quattrini e Davide Demaldè hanno spiegato il significato della loro fatica editoriale. «Il libro – hanno evidenziato gli autori – è un affresco della vita agreste piacentina a cavallo tra 800 e 900 nel vasto latifondo del Castellazzo di proprietà di Giuseppe Verdi. Lo sgabello da pianoforte, appartenuto al maestro e conservato da Marcella Savi, a cui la nonna Paolina Demaldè aveva raccomandato di conservarlo con cura, è un pretesto per parlare della vita dei campi, delle comunità che vivevano nelle cascine di Verdi: un patrimonio di riti, consuetudini, aneddoti che ci sono stati raccontati dai discendenti delle famiglie Bellingeri, Demaldè, Bonomi. Frammenti di vita quotidiana proiettati su uno sfondo storico reale, ricostruito mediante ricerche d’archivio e fotografie d’epoca». Il libro – attraverso il racconto romanzato della storia d’amore tra Silvestro Bellingeri e Regina Bonomi – diventa testimonianza dell’atmosfera che si respirava nelle terre verdiane e del legame tra il Maestro vissuto a Sant’Agata Verdi e la “gente del Castellazzo”. Perché il grande musicista era generoso (e non taccagno) e non aveva un brutto carattere: semplicemente aveva carattere.