Incinta costretta a prostituirsi. Dopo il parto deve guadagnare 200 euro a notte per vedere la bimba

Prostituzione

Giovanissima albanese in stato interessante avviata alla prostituzione da un connazionale appena giunta a Piacenza. Coinvolti anche un milanese e un cremonese, i due italiani riconoscono come figli, pur non essendone i padri, il bimbo della ragazza e di un’altra donna coinvolta nella vicenda, per far ottenere immediatamente la cittadinanza italiana ai due piccoli. La ragazza, arrivata in Italia per cercare un lavoro onesto, è stata rimessa sulla strada dal suo compagno anche dopo aver partorito. Per rivedere la figlia, la ragazza avrebbe dovuto guadagnare almeno 200 euro a notte.

A far luce sulla situazione è stata la Polizia Giudiziaria e Municipale. La ragazza ha trovato fiducia negli agenti raccontando i particolari di questa terribile vicenda.

Cinque le persone indagate e tra queste un cremonese di 63 anni che ha riconosciuto la bimba della vittima della storia e un milanese di 48 anni, che ha riconosciuto un altro piccolo. Dal racconto della ragazza sarebbe emerso anche un pagamento di 800 euro per il riconoscimento. Il fidanzato della giovane albanese è stato accusato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

 

I complimenti dell’assessore Luca Zandonella

L’assessore alla Sicurezza urbana, Luca Zandonella si complimenta con la sezione investigativa della Polizia municipale che nelle ultime ore ha portato a compimento l’indagine, coordinata dal sostituto procuratore di Piacenza Matteo Centini, con la quale sono stati assicurati alla giustizia due uomini italiani che, in cambio di denaro, hanno falsamente riconosciuto la paternità dei figli di due prostitute di nazionalità albanese, nonché lo sfruttatore, anch’egli albanese, di queste ultime.

“Sento il dovere di congratularmi con la Polizia Municipale – dichiara l’assessore Zandonella – per l’ottima operazione condotta in un mondo complesso come quello della prostituzione e nel quale non è facile acquisire elementi di prova contro gli sfruttatori delle giovani donne costrette a vendersi sulla strada. Gli agenti della Polizia Locale sono impegnati in modo costante nell’attività di contrasto al fenomeno della prostituzione, sia sul versante repressivo (con le diverse decine di multe da 500 euro inflitte ai clienti), sia con l’obiettivo di recuperare le ragazze spesso costrette a prostituirsi sui marciapiedi”.
Prosegue l’assessore: “Solo grazie all’impegno costante e alla profonda conoscenza del territorio sono possibili operazioni come questa, dove un’organizzazione criminale albanese, che si appoggiava su italiani accondiscendenti e complici, è stata smantellata. Molto importante poi è che la donna, grazie all’aiuto degli agenti di cui si è fidata sempre di più, sia ora fuori dal racket della schiavitù. A Piacenza – conclude Zandonella – l’impegno sul fronte dei controlli anti-prostituzione da parte della Polizia Locale rimarrà costante, ben sapendo che comunque per risolvere il problema alla radice serve una nuova regolamentazione a livello nazionale”.