“Alternativa per Piacenza guarda con estrema apprensione ai dati recentemente diffusi dall’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali della regione, costituito dalla Camera del lavoro dell’Emilia-Romagna, che ci restituiscono un quadro a dir poco drammatico della situazione della nostra provincia”. Così in una nota Alternativa per Piacenza.
Non che i risultati regionali siano soddisfacenti, tutt’altro, ma Piacenza maglia nera nella regione con una media di 10,47 infortuni mortali sul lavoro ogni centomila abitanti nel quinquennio 2019-2023 [rispetto al valore medio regionale del 4,8] impone una seria e urgente riflessione sul mondo del lavoro piacentino. Se a questo aggiungiamo il fortissimo legame che emerge con la qualità del lavoro appare evidente che Piacenza si trova esposta più di altri al rischio di infortuni.
Un territorio che nei decenni ha sempre più abbandonato la sua vocazione meccanica/meccatronica/manifatturiera per trasformarsi in una realtà quasi esclusivamente logistica, per converso uno dei settori che incide maggiormente non solo sugli infortuni mortali ma in generale sullo svilupparsi di malattie professionali.
Un settore, quello logistico, da sempre caratterizzato da maggiore precarietà del lavoro, dalla frammentazione del sistema delle imprese e quindi da una minore dimensione aziendale, dalla maggior presenza di fenomeni di illegalità e sfruttamento come le cronache ci ritornano e come le organizzazioni sindacali tutte, denunciano da tempo e contro le quali in diverse forme si battono.
È su queste premesse che Alternativa per Piacenza si appella a tutta la politica per un deciso cambio di passo, non solo a parole, nella visione di sviluppo del territorio, specie in campo logistico, che metta senza ambiguità al centro degli sforzi la qualità del lavoro e il maggior controllo sulla sua puntuale attuazione.
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