“La bacchetta di Toscanini” Il libro racconta il grande Maestro nella cornice nel piacentino

Arturo Toscanini

La bacchetta di Toscanini

E’ stato presentato l’11 aprile scorso, presso la Sala Regina Margherita della Camera dei Deputati il volume di Fabrizio Rizzi “La bacchetta di Toscanini”, (Male-edizioni). Erano presenti oltre all’autore, Francesco Micheli, Alessandro Banfi, Maria Antonietta Spadorcia.

Il libro racconta ancora il grande Maestro nella cornice nel piacentino.

Si tratta di un piccolo libro incentrato sugli anni 1926-27, che parla di un Toscanini “privato” che trascorre una settimana (settembre 1926) nelle terre verdiane: Piacenza, Cortemaggiore, Busseto, Caorso, Grazzano Visconti….

In particolare l’autore cita le svariate serate trascorse con gli amici in lunghi intrattenimenti conviviali a Grazzano Visconti durante le quali il Maestro ha sentito raccontare la storia del “Biscione”, la venuta dei Lanzichenecchi di Carlo V, la vita di Papa Paolo III Farnese, (piacentino) fino all’assassinio del Duca Pier Luigi Farnese. Toscanini si sveste degli abiti formali e si intrattiene liberamente raccontando aneddoti, ed il libro procede agilmente senza capitoli, con una narrazione piacevole e leggera.

Il grande Arturo rivela se stesso come poco amante della gestualità sul podio, appassionato “tombeur de femmes”, istrione e severissimo mentore dell’orchestra. Il volume esce in occasione dei 150 anni dalla nascita del Maestro, e vi si racconta dell’interesse di Toscanini per gli allestimenti scenici e per gli aspetti più legati al lavoro dei macchinisti dietro le quinte.

 

In occasione delle celebrazioni verdiane del 1913 a Busseto andarono in scena Aida e Falstaff e Toscanini diresse senza compenso ma sullo sfondo della narrazione c’è l’evento del fallito attentato al Duce ad opera dell’anarchico carrarese Lucetti (1926) di cui Toscanini era a conoscenza. Si parlò della Turandot pucciniana del 1926 alla Scala alla quale Mussolini volle assistere pretendendo che Toscanini eseguisse l’inno “Giovinezza” ma il Maestro si rifiutò asserendo: “Se volete Giovinezza, scegliete un altro direttore!”.

Tutti conoscono l’episodio dello schiaffo di Bologna (1931) dopo il quale il maestro decise di lasciare definitivamente l’Italia per gli Stati Uniti. Ma ciò che ci colpisce è l’addentrarsi del libro nel piacere di vivere nei luoghi piacentini, in particolare a Cortemaggiore, dove Toscanini ammirò presso la Collegiata il quadro della Vergine degli Angeli.

 

Roma offre al pubblico una ricca attività musicale; voglio qui citare la bellissima edizione della donizettiana Maria Stuarda, andata in scena al Teatro dell’Opera con la direzione di Paolo Arrivabeni. Il contrasto tra le due regine – Elisabetta e Maria Stuarda – è drammaticamente narrato dalla musica romantica di un genio, per altro molto caro a Toscanini. Ricordo l’intero cast dello spettacolo: Maria Stuarda, regina di Scozia: Marina Rebeka, Elisabetta Regina d’Inghilterra: Carmela Remigio; Il Conte di Leicester: Paolo Fanale; Giorgio Talbot: Carlo Cigni; Lord Guglielmo Cecil: Alessandro Luongo, cast convincente e icastico per una storia crudele e quanto mai vera.

Roma adesso attende la Pasqua e dal colonnato di Piazza San Pietro la luna piena di aprile ci sorride.

Maria Giovanna Forlani