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La minaccia arriva dal cielo? Domani ai funerali di Papa Francesco i droni potrebbero rappresentare un problema di sicurezza – AUDIO

Papa Francesco domani sarà accompagnato nel suo ultimo viaggio, una cerimonia molto sentita che vedrà la presenza di oltre 200 mila persone e di oltre 170 delegazioni con capi e rappresentanti di Stato in arrivo da tutto il mondo. In queste ore si parla di una minaccia che arriva dal cielo i Droni, con Gian Francesco Tiramani consulente di sistemi droni abbiamo fatto una chiacchierata sull’argomento

La minaccia arriva dal cielo, perchè fanno paura di droni

Si parla di droni – spiega Gian Franceso Tiramani consulente di sistemi con droni – perché essendoci un evento a livello mondiale, 170 delegazioni straniere, 200 mila persone previste, si tratta di occasioni che per i malintenzionati rappresentano dei target interessanti. L’utilizzo dei droni per poter fare male è una possibilità semplice da applicare almeno in teoria, costano poco e abbiamo visto come proprio questi velivoli di piccole dimensioni ad uso militare o civile hanno cambiato le guerre, anche quelle ancora in corso”.

La minaccia arriva dal cielo, in un sistema integrato

Quindi è del tutto evidente che tra le minacce potenziali in un sistema che è integrato, che va dagli aerei, gli elicotteri, addirittura mezzi navali e tutto ciò che c’è a terra, c’è una particolare attenzione verso una minaccia che potenzialmente non è complessa da mettere in atto”.

Intervista a Gian Francesco Tiramani consulente sistemi droni

La minaccia arriva dal cielo, le soluzioni: i rapaci

Cominciando dai metodi più datati, anni fa in Nord Europa utilizzando le aquile addestrate che vanno verso il drone, quindi mi riferisco ad apparecchi di dimensione consumer, che possiamo comprare nei supermercati, lo afferrano con le zampe e lo portano a terra. Si tratta di una tecnica che ha grandissimi limiti”.

Le reti

Il secondo sistema,è meccanico, prevede dei lanciatori che utilizzano un sistema che comprendono una rete, che cade sopra i motori, alle eliche, le blocca, facendolo cadere a terra con la possibilità di fare un danno maggiore, per questo la rete ha anche un piccolo paracadute che ammorbidisce l’impatto per atterrare in sicurezza”

I Bazooka

Il sistema che utilizzeranno domani è un progetto italiano che l’esercito ha dal 2019, usato con la visita di Zelensky del maggio del 2023, e l’anno scorso a giugno per il G7. Si tratta di un sistema elettronico, chiamato jammer, sono dei trasmettitori che generano delle onde radio sulle stesse bande di frequenza usate per pilotare da terra normalmente il drone con un radiocomando. Il bazooka si punta nella direzione del velivolo, appena intercettato il drone ostile, genera un segnale che manda il sistema in tilt, appena manca il collegamento il drone atterra. Stiamo parlando però di sistemi commerciali, quelli ad uso militare riescono a neutralizzare il disturbo come si è verificato su alcuni droni utilizzati nelle guerre”.

La minaccia arriva dal cielo, La nofly zone

Va specificato che da diversi giorni sul cielo di Roma è vietato il sorvolo di qualunque mezzo e c’è un’attività preventiva congiunta tra militari e forze dell’ordine con maglie molto strette che rendono difficile ogni decollo”.

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