Centrodestra: «Sconto da 350 mila euro al gestore de “La Ragazzetta”? Operazione a rischio ricorsi e possibile danno per il Comune». Il centrodestra torna sulla questione “La Ragazzetta” dopo essere intervenuto sulla vicenda legata ai diritti.
Un azzeramento dei canoni di concessione per quasi 350 mila euro, in cambio della futura acquisizione di arredi che entreranno nel patrimonio comunale soltanto tra diciotto anni. È su questa operazione che i consiglieri comunali di opposizione del centrodestra hanno presentato un’interrogazione urgente al Sindaco, chiedendo chiarimenti sulla legittimità del provvedimento e sui possibili rischi economici e giuridici per il Comune di Piacenza.
Secondo quanto deliberato dall’Amministrazione, al gestore del bar “La Ragazzetta” verrebbe riconosciuto lo scomputo del canone annuo di concessione, pari a 34.442 euro per dieci anni, a fronte della cessione degli arredi del locale che diventeranno di proprietà comunale tra 18 anni, cioè al termine della concessione.
«Una scelta che desta fortissime perplessità – affermano i consiglieri –. Comprenderemmo un meccanismo di scomputo collegato a opere di ristrutturazione o restauro del noto immobile comunale, situato proprio nel Palazzo del Municipio, ma è ben diverso rinunciare a entrate dovute in cambio di arredi che, dopo diciotto anni di utilizzo quotidiano in un’attività aperta al pubblico, avranno inevitabilmente subito un forte deprezzamento. Prima di procedere a simili operazioni servirebbero quantomeno delle perizie asseverate e soprattutto si doveva procedere con condizioni di gara più chiare rispetto all’art 9.2 della concessione in tema di regime economico »
L’opposizione richiama inoltre una consolidata giurisprudenza europea e nazionale secondo cui, una volta conclusa una gara pubblica, non possono essere introdotte modifiche sostanziali alle condizioni economiche della concessione. Rendendo nota l’entità di tale beneficio fin dall’inizio, osservano i consiglieri, altri operatori economici avrebbero potuto partecipare alla procedura oppure formulare offerte differenti.
«Il punto politico è semplice:modificare oggi l’equilibrio economico della concessione può alterare le condizioni essenziali del rapporto e rischia di compromettere il principio della parità di trattamento tra i concorrenti.»
Per questo i consiglieri chiedono all’Amministrazione se abbia preventivamente valutato il rischio di eventuali ricorsi davanti al TAR da parte di operatori economici che avrebbero voluto partecipare alla gara laddove la chiarezza fosse stata maggiore. Domandano inoltre se esista una perizia tecnica che dimostri come il valore dei pochi arredi in questione dopo diciotto anni di utilizzo, sia realmente equivalente ai circa 350 mila euro di canoni ai quali il Comune rinuncia, tra l’altro introducendo una disparità di trattamento notevole rispetto a tutte le altre attività commerciali cittadine.
«La nostra iniziativa – concludono i consiglieri del centrodestra – non è rivolta contro l’attività commerciale, ma esclusivamente a tutela dell’interesse pubblico. Quando si rinuncia a centinaia di migliaia di euro di entrate comunali è doveroso dimostrare che la scelta sia pienamente legittima, economicamente conveniente e soprattutto rispettosa delle regole che garantiscono la concorrenza. Su questo chiediamo al Sindaco risposte chiare e documentate.»
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