Latte, Confagricoltura: “Più export e comunicazione”

Elena Ferrari, presidente della sezione di prodotto Lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza, tira le somme di due importanti incontri tenuti a inizio febbraio: l’assemblea generale del Consorzio del Grana Padano e la riunione della Federazione Nazionale Prodotto Lattiero-Casearia di Confagricoltura. “Dall’incontro organizzato dalla Federazione Nazionale a Palazzo della Valle – sintetizza Ferrari – è emerso che nel corso del 2017 c’è stato un aumento della produzione di latte del 5.7%, per quanto riguarda i volumi europei, e del 4.5% su base nazionale. Il latte in più, non potendo essere interamente convogliato nelle produzioni Dop, che dovevano rispettare i piani produttivi, è stato dirottato nella produzione di similari e in latte alimentare”. L’assemblea del consorzio del Grana Padano del 2 febbraio ha reso noti alcuni dati: una produzione di 4.940.054 forme per un valore lordo quantificabile in circa 1,3 miliardi di euro che ha fatto segnare un +1,7% nei consumi rispetto all’anno precedente. Secondo il Consorzio circa 1.800.000 forme hanno varcato il confine nazionale facendo registrare un incremento dell’export del 2,5% rispetto al 2016. “Sarà anche il formaggio Dop più consumato al mondo, come recita il comunicato del Consorzio, ma fuori dall’Unione Europea sono andate solo 500.000 forme di Grana Padano – evidenzia Elena Ferrari – e viene fatta, in proporzione, ancora poca pubblicità all’estero, privilegiando il marketing nel mercato interno”. Se per il Consorzio l’aver esportato il 40% delle produzioni è un risultato positivo e la priorità, per il 2018, è dichiarare guerra ai similari, diversamente la pensa Ferrari che sottolinea: ”Se non si spinge sull’acceleratore dell’export dando la possibilità ai produttori di trasformare il latte che stanno producendo in più in Grana Padano Dop, si rischia di lasciare ulteriore spazio alla produzione di prodotti similari che una volta conquistate fette di mercato non retrocederanno”. Il Grana Padano, a febbraio, ha subito una contrazione dei prezzi di circa il 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il Parmigiano Reggiano è rimasto stabile, a ciò ha contribuito anche il fatto che, per questa seconda produzione Dop, i costi produttivi non rendono interessanti i similari. “Bisogna prendere atto di una necessità del mercato – rileva Ferrari – ben vengano gli interventi di marketing e sul packaging che vuole il Consorzio, finalizzati alla miglior distinzione dai similari, soprattutto nella grande distribuzione e nel settore della ristorazione, dato che il 50% degli acquisti viene effettuato per confusione, ma i nuovi sbocchi devono rimanere il volano della strategia, altrimenti ad uscirne penalizzati saranno, ancora una volta, gli allevatori, che tolto il contingentamento delle quote latte si trovano quello delle ‘quote formaggio’”. Uno dei punti fondamentali discussi all’interno della Federazione Nazionale di Prodotto ha, inoltre, riguardato la necessità di effettuare piani di comunicazione ministeriali condivisi con le associazioni di categoria per contrastare le continue campagne denigratorie nei confronti degli allevamenti e conseguentemente di tutti i prodotti di origine animale. “Quotidianamente ci confrontiamo con una comunicazione faziosa al consumatore che facendo pretestuosamente leva su motivi pseudo-etici e salutistici, mira all’esclusione del consumo dei prodotti lattiero-caseari. Prendiamo ad esempio l’uso virtuoso di lisozima per la produzione del Grana e le infondate preoccupazioni dei consumatori: nei fatti si tratta di un enzima naturale estratto dall’albume dell’uovo, dunque non è nocivo, serve anzi come antibatterico naturale (è anche nella saliva, nelle lacrime umane e nel latte di donna), l’unica controindicazione consiste nel fatto che, essendo un allergene, è sconsigliato solo per i soggetti allergici a uova e derivati e come tale comparirà in etichetta. Una comunicazione efficace e veritiera – prosegue Ferrari – è sicuramente il fronte comune da cui partire. Sul tema specifico di questo additivo, sarebbe poi il caso che anche il Consorzio del Grana Padano riflettesse su quanto la tecnologia agroalimentare oggi consente di fare per offrire alle persone allergiche un’alternativa”.