Economia, crescono produzione industriale, fatturato e commercio: “Vicini agli standard pre-pandemia”

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Il nostro sistema socio-economico si avvicina agli standard del periodo pre-pandemico. Un trend già evidenziato nel report precedente e relativo al primo semestre. Emerge dal rapporto congiunturale della Provincia.

Il quadro presentato ovviamente non incorpora ancora l’impatto negativo della guerra in Ucraina scoppiata nei primi mesi del 2022, e le ripercussioni che essa sta avendo sull’economia internazionale, sui prezzi delle materie prime e dell’energia (del resto già sotto pressione anche prima dello scoppio del conflitto), così come sull’economia nazionale, regionale e locale.

A livello imprenditoriale, il 2021 si è chiuso infatti a Piacenza con una crescita del 10,3% della produzione industriale, raggiungendo e superando il livello di attività del 2019 dello 0,9% (al contrario di quanto visto in regione: -0,1%). Lo stesso dicasi per il fatturato (+13,3%, e +4,1% sul 2019) e gli ordini complessivi (+15,2%, +8,2% sul 2019) manifatturieri, mentre il grado di utilizzo degli impianti è salito di oltre 10 punti al 78,1%, solo leggermente inferiore il 79,7% del 2019.

Anche le imprese del commercio al dettaglio hanno sperimentato un deciso incremento delle vendite, pari a +7,1% sull’anno precedente (più elevato di quello medio regionale, che si è attestato a +4,2%), superando così i livelli del 2019 dell’un per cento (al contrario dell’insieme delle imprese emiliano-romagnole: -2,8%).

In questo contesto di forte recupero, una dinamica meno incisiva hanno mostrato invece il settore delle costruzioni e l’artigianato manifatturiero. Il primo settore, pur incrementando il volume d’affari del 6,4% sul 2020 grazie in particolare agli incentivi governativi, rimane ancora sotto dell’1,9% rispetto al 2019; il secondo comparto vede crescere sì la produzione dell’8,4%, tuttavia in misura non sufficiente a ristabilire i valori pre-covid (-3,6%).

Pure l’interscambio con l’estero ha evidenziato a consuntivo 2021 andamenti sottotono, contrariamente a quanto osservato nella prima parte dell’anno, e a quanto solitamente rileviamo. Le esportazioni piacentine, dopo gli aumenti registrati nel primo semestre, calano infatti nella media d’anno di quasi il 9% rispetto al 2020 (molto pesante è qui il dato riferito al Regno Unito: -72%), e in controtendenza rispetto alle province limitrofe e al contesto regionale e nazionale dove l’export risulta invece in crescita, ed anche le importazioni segnano un tasso di sviluppo (+5,6%) generalmente inferiore agli altri ambiti di riferimento.

Sempre sul versante delle imprese, si arresta alla fine del 2021 la contrazione dello stock di imprese registrate presso la Camera di Commercio, con una leggera inversione di tendenza dopo i cali ininterrotti conosciuti nell’ultimo decennio, e con un tasso di sviluppo finalmente positivo (anche se inferiore a quelli delle province limitrofe e a quello medio regionale e nazionale). In ulteriore flessione sono poi i fallimenti.

Per quanto riguarda il turismo, è proseguita anche nel secondo semestre del 2021 la fase di recupero rispetto ai minimi pre-pandemia, grazie a una congiuntura positiva e in accelerazione a confronto con il primo semestre. Decisivi sono stati i miglioramenti intervenuti nei mesi estivi a seguito dei progressi della campagna vaccinale e di una situazione di maggior normalità dal punto di vista degli spostamenti. La dinamica del turismo a Piacenza nel 2021 è stata migliore di quella sperimentata dalle province emiliane (Parma, Reggio-Emilia, Modena, Bologna) e comunque superiore a quella media regionale, confermando in ambito sovra-provinciale le buone capacità di ripresa viste anche in passato. Rispetto al 2019, il gap si è ridotto dal 50% del primo semestre al 30% circa in finale d’anno per gli arrivi, e dal 30% al 17% per i pernottamenti. Particolarmente bene è andato il comparto extra-alberghiero, che ha recuperato del tutto a livello di presenze i valori del 2019.

Dati nel complesso positivi arrivano infine anche dal mercato del lavoro. Parliamo non tanto di quelli ISTAT (RCFL) della rilevazione campionaria sulle forze di lavoro, che mostrano nella media del 2021 un leggero calo del tasso di occupazione (68,0%, -0,3 punti) e un lieve incremento del tasso di disoccupazione (6,1%, +0,2 punti), quanto dei dati sugli addetti alle unità locali di fonte Unioncamere-Inps, sulle assunzioni/cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente dell’Agenzia regionale del lavoro dell’Emilia-Romagna, e sulle ore di Cassa integrazione dell’Inps. La rilevazione Unioncamere-Inps evidenzia infatti un aumento dell’occupazione in provincia di Piacenza dell’1,8% sul 2020, pari a circa 1.900 addetti in più (con forti incrementi specialmente nel comparto dei servizi alle imprese e nella logistica, ma anche con riduzioni significative nell’alberghiero/ristorazione e nei servizi finanziari/assicurativi), mentre il saldo tra avviamenti e risoluzioni dei rapporti di lavoro cresce anche nel 2021 risultando positivo per circa 2.200 posizioni dipendenti (dove però sono sempre preponderanti i contratti a tempo non indeterminato). Bene anche la Cassa integrazione, con 6,9 milioni di ore autorizzate nel 2021 a favore dei lavoratori dipendenti delle imprese del nostro territorio, in riduzione di quasi 8 milioni rispetto al 2020, con una variazione (-53,5%) allineata a quella media regionale (-54,5%) e superiore a quella nazionale (-39,5%). Va comunque segnalato come rimanga ancora elevato il livello complessivo della CIG a Piacenza (nel 2019 le ore erano state poco più di 700mila) e con un ampio ricorso allo strumento da parte non solo dell’industria manifatturiera ma anche del commercio e del comparto della ricettività/ristorazione.

Le stime di Prometeia fatte per Unioncamere Emilia-Romagna sull’andamento dell’economia piacentina indicano una crescita del valore aggiunto nel 2021 pari al 6,2% (inferiore di un punto a quella regionale, +7,2%), ed una prevista nel 2022 in deciso calo (al 2,2%) a causa del rallentamento dell’economia globale, influenzata dalle attuali tensioni geo-politiche, dall’inflazione in accelerazione e dalle difficoltà nel reperimento degli input produttivi.

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