Il gruppo “Genitori per un menù sano” interviene in merito alle recenti polemiche sul menù delle mense scolastiche di Piacenza e al prospettato passo indietro sulle scelte elaborate dall’AUSL.
“Siamo amareggiati, delusi e increduli. Dopo appena tre giorni di polemiche politiche, si prospetta già un passo indietro sul nuovo menù delle mense scolastiche di Piacenza. Una scelta elaborata da dietisti e medici dell’AUSL, presa esclusivamente sulla base dei fabbisogni nutrizionali dei bambini, avrebbe meritato di essere sostenuta e spiegata con fermezza. Invece, di fronte alle pressioni, si apre subito alla sua revisione”.
Siamo amareggiati, delusi e increduli. Dopo appena tre giorni di polemiche politiche, si prospetta già un passo indietro sul nuovo menù delle mense scolastiche di Piacenza.
Una scelta elaborata da dietisti e medici dell’AUSL, presa esclusivamente sulla base dei fabbisogni nutrizionali dei bambini, avrebbe meritato di essere sostenuta e spiegata con fermezza. Invece, di fronte alle pressioni, si apre subito alla sua revisione.
È questa incoerenza che contestiamo. Prima si afferma che il menù nasce da valutazioni tecniche e nutrizionali e che le decisioni spettano ai professionisti dell’alimentazione; poi, quando esplode la polemica, la sindaca chiede di reintrodurre la carne suina e arriva la disponibilità dell’AUSL.
Che cosa è cambiato in tre giorni? Le esigenze dei bambini o il peso delle pressioni politiche?
Non è la prima volta. Nel 2023, dopo le contestazioni da parte dell’opposizione, il menù era stato modificato riducendo la presenza dei legumi.
Già allora avevamo denunciato un impoverimento dell’offerta e chiesto maggiore attenzione all’educazione alimentare.
Oggi vediamo ripetersi lo stesso schema: una proposta viene messa in discussione, per pura propaganda politica, e le istituzioni si mostrano pronte a modificarla sotto la spinta delle polemiche.
Nel frattempo, l’assenza di alcune preparazioni a base di maiale è stata trasformata dalle opposizioni in un caso identitario, arrivando a evocare persino una presunta “islamizzazione” delle scuole.
Ci aspettavamo che l’AUSL respingesse questa strumentalizzazione sostenendo con coerenza le ragioni della scelta. Smentire le accuse e contemporaneamente aprire a un passo indietro significa indebolire proprio quelle ragioni.
Non ci sembra casuale che tutto questo accada mentre la città si avvicina alle elezioni comunali della prossima primavera e la campagna elettorale è già iniziata.
Persino il ministro Matteo Salvini ha voluto intervenire, dando ulteriore risonanza a una polemica che riteniamo strumentale.
Il pranzo dei bambini è così diventato un argomento da spendere nella competizione politica, fino al livello nazionale.
La possibilità di reintrodurre un alimento non rende necessario farlo. Se il nuovo menù era il risultato di valutazioni ponderate, avrebbe dovuto essere tenuto fermo, spiegandone gli obiettivi alle famiglie.
Qualunque revisione dovrebbe nascere da elementi nuovi e documentati, non dall’urgenza di placare uno scontro politico.
Ancora una volta, i bambini sono passati in secondo piano. Al centro del dibattito sono finite le bandiere dei partiti, mentre la qualità del loro pranzo e il valore educativo della mensa sono rimasti sullo sfondo.
Siamo stanchi di una politica che, di qualsiasi schieramento sia, a destra come a sinistra, strumentalizza i bambini per racimolare voti o evitare di perderne.
Le responsabilità riguardano tanto chi alimenta polemiche pretestuose quanto chi si mostra pronto a fare marcia indietro per paura di perdere consenso.
Chiediamo al Comune e all’AUSL di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e di chiarire perché una proposta presentata come tecnicamente fondata possa essere rimessa in discussione dopo appena tre giorni di polemiche.
La salute e l’educazione alimentare dei nostri figli meritano serietà, continuità e coerenza. Non possono essere subordinate alla convenienza politica del momento.
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