A volte la svolta arriva in silenzio, durante una visita ambulatoriale. Nessun clamore, solo l’attenzione clinica di chi sa ascoltare. È così che all’Ausl di Piacenza una malattia rara e complessa è stata individuata in tempo, aprendo per un paziente una prospettiva concreta di cura.
Il percorso prende avvio negli ambulatori del reparto di Ematologia, diretto da Daniele Vallisa, dove Annalisa Arcari, ematologa responsabile del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale linfomi e patologie linfoproliferative, rileva alcuni elementi che richiedono approfondimenti e indirizza il paziente a una valutazione per le interstiziopatie polmonari.
Qui Cecilia Burattini, pneumologa e responsabile del Percorso diagnostico terapeutico assistenziale interstiziopatie polmonari, riscontra caratteristiche non riconducibili ai quadri più comuni e propone il coinvolgimento della Reumatologia. Da questo momento, le strutture di Ematologia, Pneumologia e Reumatologia avviano una presa in carico congiunta e un percorso diagnostico condiviso.
La diagnosi è quella di malattia correlata alle IgG4, una patologia rara e sistemica che può interessare diversi organi e che, nel tempo, può evolvere in fibrosi, compromettendone la funzione. Proprio per la sua capacità di imitare altre patologie, anche oncologiche, è spesso difficile da individuare e richiede un approccio altamente specialistico e multidisciplinare.
«Nessun segno, da solo, è sufficiente – spiega Marco Sebastiani, professore associato dell’Università di Parma in servizio alla Reumatologia piacentina –. La diagnosi nasce dall’integrazione tra competenze diverse e dall’analisi condivisa dei dati clinici, radiologici e di laboratorio».
L’interessamento dell’apparato respiratorio, aggiunge Sara Chiesa, direttrice della Pneumologia, si riscontra in circa l’80% dei casi.
Grazie a questo percorso è stato possibile avviare una terapia innovativa basata su un farmaco di ultima generazione, attualmente approvato e utilizzato solo negli Stati Uniti: inebilizumab, un anticorpo monoclonale indicato per alcune forme di malattia correlata alle IgG4. L’Ausl di Piacenza ha attivato uno specifico iter autorizzativo con AIFA, rendendo disponibile il trattamento senza costi per il Servizio sanitario nazionale né per il paziente.
«Garantire l’accesso a terapie innovative – conclude Eugenio Arrigoni, responsabile dell’Unità operativa di Reumatologia – significa prendersi cura della persona in modo completo, superando non solo le difficoltà cliniche, ma anche quelle organizzative e burocratiche».
Il paziente ha completato il primo ciclo di terapia ed è attualmente seguito nel percorso di presa in carico multidisciplinare. Una storia che mostra come anche di fronte a malattie rare la sanità pubblica possa offrire risposte concrete, fondate sulla collaborazione tra professionisti e sull’attenzione alla persona.
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