Dal nuovo menu autunno-inverno delle mense scolastiche piacentine non figurerebbero più alcuni alimenti a base di carne di maiale presenti nella precedente programmazione. Una scelta che ha già sollevato interrogativi e sulla quale interviene anche Futuro Nazionale Piacenza 346, attraverso il referente del Comitato 346, Giuliano Concu.
«La nostra domanda è semplice – dichiara Concu – perché questi alimenti sono stati eliminati dal menu ordinario? Se esistono precise motivazioni nutrizionali, il Comune le renda pubbliche e comprensibili alle famiglie. Se invece vi sono ragioni differenti, è altrettanto doveroso spiegarle».
Il punto centrale, secondo Futuro Nazionale Piacenza 346, è che il servizio di refezione scolastica prevede già la possibilità di richiedere diete speciali per motivazioni mediche, etiche o religiose, compresa l’esclusione della carne di maiale.
«Nessuno vuole obbligare un bambino a mangiare qualcosa che la propria famiglia, per convinzioni religiose, culturali o personali, non desidera consumare – prosegue Concu – ma proprio perché esistono menu alternativi, non comprendiamo perché la soluzione debba essere quella di eliminare determinati alimenti dalla proposta generale».
Per il Comitato 346 la vicenda riguarda anche il rapporto tra scuola, territorio e tradizioni locali.
Piacenza è una provincia nella quale la produzione alimentare e la cultura gastronomica rappresentano storia, economia e identità. Il rispetto delle diverse sensibilità, secondo Futuro Nazionale, deve quindi convivere con la tutela delle tradizioni del territorio.
«L’inclusione deve significare offrire alternative e garantire libertà di scelta, non cancellare ciò che appartiene alla nostra cultura – sottolinea Concu –. Il rispetto deve funzionare in entrambe le direzioni».
Futuro Nazionale Piacenza 346 chiede pertanto all’Amministrazione comunale di chiarire pubblicamente quali criteri abbiano determinato la modifica del menu e se la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di valutazioni nutrizionali.
«Non chiediamo imposizioni – conclude Giuliano Concu – chiediamo trasparenza, libertà di scelta e rispetto della nostra identità. Le famiglie piacentine hanno il diritto di conoscere le motivazioni delle decisioni che riguardano l’alimentazione dei propri figli».
Posto che l’interesse primario non possa essere altro che il benessere dei giovani frequentatori degli istituti piacentini e puntualizzando che la condivisione di valori passa anche per il cibo che si consuma quotidianamente, se l’inclusione cancella l’identità e il buon senso arrivando all’esclusione di alimenti che rappresentano un’eccellenza per il nostro territorio e, pertanto, una quotidianità famigliare; non possiamo certo ignorare che tali interventi vadano ad impattare negativamente, oltre che sul comparto economico, sul percorso aggregativo ed inclusivo dei “futuri” piacentini.
Nelle mense scolastiche di Piacenza assistiamo all’ennesimo capitolo di una deriva ideologica che, in nome di un malinteso concetto di integrazione, finisce per penalizzare la nostra identità e le nostre tradizioni. L’eliminazione totale della carne di maiale dal nuovo menù autunno-inverno per nidi, materne ed elementari non è una scelta salutista o dettata da criteri scientifici: è una decisione politica che sacrifica la cultura gastronomica del territorio sull’altare del politicamente corretto. Diversamente vorremmo fossero indicati studi e risultati, non certo un “banale” smagrimento salutista della dieta richiamato a non meglio identificati principi.
Piacenza è la terra dei tre DOP, una provincia celebre in tutto il mondo proprio per l’eccellenza della sua salumeria e della lavorazione della carne suina. Cancellare di punto in bianco coppa, lonza e prosciutto cotto dai piatti dei nostri figli significa privarli non solo di alimenti sani e controllati, ma anche del legame con le proprie radici alimentari.
La giustificazione delle “linee guida sanitarie” regge fino a un certo punto. Nessuno chiede menù a base di tranci di insaccati o carne suina, l’inserimento controllato di prosciutto cotto di alta qualità e i tagli magri di maiale sono da sempre raccomandati dai pediatri per l’apporto di ferro e proteine nobili, ideali per la crescita dei bambini. La verità dietro questa improvvisa svolta “light” appare un’altra: standardizzare i menù verso il basso per risolvere problemi logistici e compiacere minoranze religiose, evitando di gestire le legittime richieste di diete alternative che sono sempre state garantite a chi ne faceva richiesta.
La vera inclusione si fa nel rispetto reciproco, non annullando la cultura della comunità ospitante. Costringere la totalità degli studenti a rinunciare alle proprie tradizioni culinarie per non dover gestire la complessità delle mense scolastiche è una scorciatoia inaccettabile. Le scuole dovrebbero educare alla varietà e alla valorizzazione del territorio, non all’omologazione forzata. È tempo che l’amministrazione comunale faccia un passo indietro e restituisca ai bambini piacentini il diritto di mangiare secondo la propria tradizione.
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