Attualità

Da Piacenza il “modello Robin Hood” della cultura, OCTAER lancia una proposta per piccoli Comuni

A EUFONICA il confronto promosso da OCTAER con Rosario Alfano, Giordano Sangiorgi e Marcello Corvino. Al centro una nuova idea di cultura regionale: meno concentrazione, più reti, più opportunità per chi oggi resta ai margini.

Da Piacenza parte una proposta destinata a far discutere il mondo culturale dell’Emilia-Romagna: costruire un vero “modello Robin Hood” della cultura, capace di portare strumenti, fondi, progettazione e visibilità anche dove oggi arrivano con maggiore difficoltà.

Non una guerra ai grandi eventi, alle grandi città o alle istituzioni culturali più strutturate. Al contrario: l’idea è quella di affiancare alla cultura dei grandi poli una cultura più diffusa, più accessibile, più vicina ai territori e alle persone. Una cultura che non lasci indietro i piccoli Comuni, le piccole associazioni, le imprese culturali meno strutturate, i festival di provincia, i giovani professionisti e anche quel pubblico che spesso rinuncia a partecipare perché costi, distanze e opportunità sono sempre meno sostenibili.

È questo il messaggio emerso dall’incontro promosso da OCTAER – Osservatorio Cultura, Turismo e Audiovisivo Emilia-Romagna nell’ambito di EUFONICA, a Bologna, dove operatori culturali, imprese creative, professionisti, festival e rappresentanti del settore si sono confrontati su una domanda molto concreta: come evitare che la cultura regionale si concentri sempre negli stessi luoghi, negli stessi circuiti e attorno agli stessi soggetti?

A lanciare il tema sono stati tre promotori del percorso: Rosario Alfano, presidente OCTAER; Giordano Sangiorgi, vicepresidente OCTAER e patron del MEI; e Marcello Corvino, direttore artistico e protagonista storico della produzione musicale e culturale italiana.

Alfano: “La cultura non può diventare un privilegio geografico ed economico”

Per Rosario Alfano, piacentino di adozione dal 1999 e presidente di OCTAER, la questione è prima di tutto una questione di equilibrio.

“Quando parliamo di modello Robin Hood della cultura – afferma Alfano – non intendiamo togliere valore a chi già produce qualità, né contrapporre piccoli e grandi. Vogliamo però dire con chiarezza che, se risorse, attenzione, bandi, reti e opportunità finiscono sempre negli stessi luoghi e nelle stesse mani, allora la cultura smette di essere un diritto diffuso e diventa un privilegio geografico ed economico”.

Secondo Alfano, l’Emilia-Romagna ha una straordinaria forza culturale, ma rischia di non valorizzare fino in fondo il suo patrimonio più capillare: quello dei territori, delle province, dei borghi, delle piccole imprese creative, delle associazioni che animano comunità locali e pubblici spesso lontani dai grandi circuiti.

“Ci sono Comuni che non hanno uffici progettazione, realtà culturali che lavorano con grande qualità ma senza struttura amministrativa, pubblici che non possono spendere cifre elevate o fare due ore di macchina per assistere a uno spettacolo, a un festival o a un concerto. Se non partiamo da loro, perdiamo una parte decisiva dell’Emilia-Romagna reale”.

Da qui la provocazione delle tre P: piccoli Comuni, piccole organizzazioni, piccole tasche.

“Una politica culturale davvero moderna – aggiunge Alfano – deve occuparsi anche di chi ha meno potere contrattuale, meno capacità progettuale, meno accesso alle reti e meno possibilità economiche. Non basta dire che la cultura è aperta a tutti: bisogna creare le condizioni perché lo sia davvero”.

Sangiorgi: “Le realtà indipendenti non devono restare sole”

Accanto ad Alfano, Giordano Sangiorgi, vicepresidente OCTAER e patron del MEI, ha richiamato il tema della musica indipendente, dei piccoli festival e delle produzioni culturali che vivono fuori dai grandi riflettori.

“Il mondo indipendente – sottolinea Sangiorgi – è fatto di artisti, associazioni, festival, etichette, organizzatori, spazi culturali e iniziative territoriali che spesso producono valore enorme, ma senza avere alle spalle grandi strutture. Oggi queste realtà non possono più procedere isolate. Devono entrare in reti capaci di offrire competenze, relazioni, progettazione e rappresentanza”.

La presenza di OCTAER a EUFONICA nasce proprio da questa esigenza: trasformare il confronto in un’occasione operativa, mettendo intorno allo stesso tavolo soggetti diversi ma complementari.

Non solo un evento, quindi, ma un passaggio di metodo: raccogliere proposte, ascoltare fabbisogni, individuare partner, costruire progettazioni comuni, favorire l’accesso a bandi regionali, nazionali ed europei.

Per Sangiorgi, il “modello Robin Hood” può diventare una chiave di lettura utile per dare voce a un pezzo di cultura che esiste, lavora e produce, ma troppo spesso resta fuori dalle grandi narrazioni.

Corvino: “La qualità culturale deve incontrare territori e nuove generazioni”

Il terzo promotore del percorso, Marcello Corvino, porta nel confronto l’esperienza della produzione artistica, musicale e culturale.

Corvino ha evidenziato come la cultura abbia bisogno di qualità, competenza e visione, ma anche di capacità di incontro con i territori e con le nuove generazioni.

“La cultura vive davvero quando riesce a uscire dai recinti abituali – è il senso del suo intervento – e quando diventa occasione di partecipazione, formazione, lavoro, crescita e relazione. Non può essere soltanto programmazione per pochi luoghi forti: deve diventare infrastruttura viva, capace di attraversare territori diversi”.

In questa prospettiva, OCTAER propone un modello che non separa cultura, turismo, audiovisivo, formazione, progettazione europea e sviluppo territoriale, ma prova a tenerli insieme dentro un unico ecosistema.

L’obiettivo è dare alle realtà più fragili non solo visibilità, ma strumenti: accompagnamento, competenze, connessioni, occasioni di progettazione e accesso a nuove opportunità.

Un Comitato tecnico-scientifico con nomi autorevoli

A sostenere il percorso di OCTAER c’è anche un Comitato tecnico-scientifico composto da figure di rilievo del mondo culturale, creativo, formativo e istituzionale.

Tra i nomi coinvolti figurano Claudio Gubitosi, fondatore del Giffoni Film Festival; Massimo Bonelli, organizzatore del Concerto del Primo Maggio; Matteo Pompili, presidente del Cluster regionale delle Industrie Culturali e Creative; oltre a personalità come Giordano Sangiorgi e Marcello Corvino, da anni impegnate nella valorizzazione della musica, degli eventi e delle filiere creative.

Il Comitato non rappresenta solo un elemento di prestigio, ma anche una garanzia di metodo: ascolto degli operatori, lettura dei fabbisogni, analisi dei territori, costruzione di proposte e collegamento tra dimensione culturale, progettuale ed economica.

Una rete nata da Piacenza con ambizione regionale

Il dato che rende la notizia particolarmente significativa per il territorio piacentino è l’origine stessa del progetto. OCTAER nasce da un percorso con forti radici piacentine e oggi si propone come piattaforma regionale per cultura, turismo e audiovisivo.

Da Piacenza, quindi, parte una riflessione che riguarda tutta l’Emilia-Romagna: come costruire una cultura meno accentrata, meno dipendente dai soliti circuiti, più capace di riconoscere e sostenere anche chi lavora nei territori periferici o nelle strutture più piccole?

OCTAER si presenta come un ecosistema operativo: una rete che mette insieme studi di settore, albo di professionisti e organizzazioni, incontri, formazione, progettazione europea, servizi, tavoli di lavoro e relazioni con Comuni, imprese culturali e creative.

Una delle linee più forti emerse a EUFONICA riguarda proprio la necessità di non lasciare soli i territori. Per molte piccole realtà culturali il problema non è la mancanza di idee, ma la mancanza di tempo, competenze, personale e reti per trasformare quelle idee in progetti finanziabili, comunicabili e sostenibili.

Più fondi diffusi, più progettazione, più accesso popolare

Il “modello Robin Hood” lanciato da OCTAER si fonda su alcuni punti molto concreti: rafforzare la presenza culturale nei piccoli Comuni; aiutare associazioni, imprese creative e operatori meno strutturati ad accedere a bandi e reti; costruire progettazioni europee condivise. Ma anche favorire la collaborazione tra cultura, turismo, audiovisivo e formazione; rendere eventi e iniziative più accessibili anche a pubblici con minori possibilità economiche; evitare che risorse, visibilità e opportunità si concentrino solo nei luoghi già forti.

La provocazione è chiara: se la cultura deve essere un motore di sviluppo, coesione e identità, non può limitarsi alle aree già privilegiate. Deve diventare una presenza concreta anche nei territori più fragili, nelle aree interne, nei piccoli Comuni, nei quartieri e nei luoghi dove spesso la domanda culturale esiste ma non trova risposta.

“Non meno cultura di qualità, ma più cultura per tutti”

La proposta di OCTAER non punta ad abbassare il livello dell’offerta culturale, ma ad allargarne l’accesso.

“Non chiediamo meno cultura di qualità – conclude Alfano – chiediamo più cultura per tutti. La cultura non deve essere un lusso da grande città, né un beneficio riservato a chi è già dentro i circuiti giusti. Deve essere una infrastruttura democratica, capace di generare lavoro, partecipazione, competenze, turismo, comunità e futuro”.

Per Piacenza, il messaggio è anche un’occasione di protagonismo: una rete nata dal territorio piacentino prova oggi a portare nel dibattito regionale una proposta coraggiosa, provocatoria e concreta.

Una cultura più giusta, più diffusa, più accessibile. In una formula: il modello Robin Hood della cultura.

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