Attualità

All’ospedale di Piacenza raggiunte 2 mila nascite in acqua: “Modello che integra sicurezza, benessere e centralità della donna”

Duemila nascite in acqua non sono solo un numero, ma una storia di cura, attenzione e fiducia costruita nel tempo. All’ospedale di Piacenza sono state raggiunte 2000 nascite in acqua da quando, nel 2003, sono state attivate le vasche in sala parto: un traguardo che racconta un modello assistenziale cresciuto anno dopo anno, fondato sull’attenzione alla fisiologia, al benessere materno e alla sicurezza del neonato, offrendo alle donne una possibilità in più di vivere il parto in modo consapevole, rispettoso e partecipato.

La nascita in acqua

La nascita in acqua rappresenta da anni una scelta possibile per le donne con gravidanza a basso rischio che desiderano affrontare il travaglio e la nascita in un contesto che favorisce il rilassamento, riduce la percezione del dolore e valorizza i tempi naturali del corpo. All’interno dell’Ausl di Piacenza, questa modalità si inserisce in un approccio orientato all’umanizzazione del percorso nascita, capace di mettere al centro la donna, il neonato e la famiglia.

“Un momento molto significativo”

«Raggiungere il traguardo delle 2000 nascite in acqua è stato un momento molto significativo per tutte noi», racconta Daniela Russo, coordinatrice di Ostetricia e Sala parto. «In questi anni abbiamo investito nella formazione e nella pratica clinica per supportare al meglio le mamme in uno dei momenti più delicati e affascinanti della loro vita, accompagnandole con competenza, rispetto e attenzione alle loro scelte».

Le vasche sono attive dal 2003. Nel 2020, in seguito a un importante intervento di ristrutturazione delle sale parto, la prima vasca è stata rimossa e sostituita con due nuove vasche, progettate per garantire comfort, sicurezza e qualità assistenziale, contribuendo a creare un ambiente accogliente e protetto per il momento della nascita.

Le potenzialità di questo modello

«Il traguardo delle 2000 nascite in acqua è un risultato importante, di cui siamo molto fieri – spiega Renza Bonini, direttore Ostetricia e Ginecologia e dei Consultori familiari dell’Ausl di Piacenza –. Questa modalità rispetta profondamente la fisiologia: l’acqua calda favorisce il rilassamento e accompagna in modo naturale il travaglio. È un approccio che valorizza l’umanizzazione dell’assistenza, anche grazie al coinvolgimento attivo dei papà, che possono essere presenti, sostenere la partner e vivere in modo più diretto e consapevole l’esperienza della nascita. La sicurezza è sempre garantita da monitor specifici utilizzabili in acqua, che permettono di controllare costantemente il benessere del bambino».

La ricerca scientifica

Accanto all’esperienza clinica, il percorso dell’Ausl di Piacenza è supportato anche dalla ricerca scientifica. Nei mesi scorsi è stata pubblicata una ricerca che ha analizzato gli esiti materni e neonatali delle nascite in acqua al punto nascita di Piacenza. Lo studio, coordinato dal Dipartimento Salute donna, infanzia e adolescenza diretto dal professor Giacomo Biasucci, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Biomedical Practitioners.

I risultati confermano che, in strutture adeguatamente organizzate e con personale formato, la nascita in acqua può essere integrata in modo sicuro nei percorsi assistenziali. L’analisi degli esiti materni e neonatali, nei casi a basso rischio, supporta questa pratica come un’opportunità aggiuntiva per un percorso nascita consapevole, rispettoso e centrato sui bisogni delle donne e delle loro famiglie.

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