“Officine d’acqua”, arte contemporanea in mostra negli spazi dell’ex Consorzio Agrario – AUDIO

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L’Associazione culturale tralaviaemiliaeluest organizza la manifestazione dal titolo: “OFFICINE D’ACQUA” a Piacenza, presso l’area dell’ex-Consorzio Agrario.

Un itinerario artistico per la valorizzazione del territorio

L’evento, in programma dall’8 Settembre al 15 Ottobre 2023, propone un percorso attraverso i padiglioni dismessi dell’area dell’ex Consorzio agrario dove verranno presentate istallazioni artistiche con la mostra finale nello spazio dell’ex Officina meccanica. Vedrà la partecipazione di diversi artisti di cui alcuni giovanissimi e precisamente: Gabriele Bonzanini, Roberto Bruni, Danilo Cassano, Francesco Fochi, Pierluigi Montani, Giuseppe Occhi, Paolo Ruggiero, Mario Ugolotti, con testi di Sophie Quarantelli e contributo storico Franco Sprega, video in omaggio a William Xerrra

L’evento ospitato dal Consorzio Terrepadane ha visto il patrocinio di diversi enti tra cui l’Ordine degli Architetti della provincia di Piacenza, la collaborazione del Comune di Piacenza e il contributo di diverse aziende in primis la Banca di Piacenza

E’ una parte di città che i giovani conoscono poco spiega il curatore artistico della mostra Pierluigi Montani e lungo questo percorso verranno dislocate delle installazioni di arte contemporanea. Sono spazi che voglio rivivere riportando alla ribalta un luogo identitario per il nostro territorio. Sono un pezzo di storia importantissimo per la città.

Presentazione

Esporre forme d’arte tra “residui” di una città può sembrare l’ammissione di un disimpegno che testimonia una perdita di potere del gestore su quei luoghi e sul suo vero da farsi. Può apparire come un’azione che tenti semplicemente di allontanare lo spetro di decisioni e sviluppi urbani forse non pienamente campabili con gli sviluppi venturi di quei luoghi oggi abbandonati dall’uomo. Ma il “residuo industriale” (definito anche “frammento indeciso” del territorio) è anzitutto spazio con una duplice accezione: quello di spazio aperto (invaso fato di strade e piazze) e spazio chiuso (involucro fato dalle superfici interne ai volumi architettonici). Spazi o luoghi che non esprimono né potere, né tantomeno sottomissione al potere, (di gestione o amministravo), ma condizione moralizzante ideale e reale (quali luoghi sacri) per il fare artistico.

L’azione dell’artista invitato ad esporre, affiancandosi e toccando il cuore stesso della realtà residuale della città dismessa, è significativa già del “dare un volto nuovo al mondo”. E’ amplificato infatti quel rapporto tra teoria e creazione artistica in relazione proprio all’idea suggerita dal contesto industriale. La voce che ne emerge dalle 25 installazioni collocate nell’invaso industriale è un excursus appassionante e altamente formativo che rivela le proprie trasfigurazioni in quella che è la materia sostanziale per l’uomo e per la stessa produzione del luogo: l’acqua.

“Dar voce ai mondi che si creano dentro quel plurispazio”

Compito degli artisti è dunque dar voce ai mondi che si creano dentro quel plurispazio (invaso/involucro); voci che daranno spazio di vita all’inconscio del visitatore, capace di rimandargli e trasferirgli quel ruolo di attore in un paesaggio residuale industriale, ammantato dal prestigio della sua storia agricola, dalla presenza e bellezza delle architetture ben pensate, dalle nuove ed inimmaginate prospettive urbane.

L’articolazione dei 768 metri che guideranno il visitatore alla riscoperta degli spazi aperti e chiusi di questa realtà residuale industriale di Piacenza (Ex Consorzio Agrario), saranno affiancati da installazioni artistiche contemporanee, che identificano quella capacità del sentire artistico (luogo, tema dell’acqua) per poi rivelarsi, mediante la trasfigurazione della materia (in sculture, pitture, video), nella proiezione di sé nel mondo degli altri, nello spazio e nel tempo comuni.

Il percorso è inoltre guidato da 13 totem a sfondo storico che, come pennellate sovrapposte di decenni di evoluzione del complesso agricolo – commerciale -industriale, inframmezzati dal bombardamento aereo del 1944, lasciano intuire quale era la struttura dell’area e le sue diverse funzioni. Anche quelle che oggi non si vedono più.

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