L’organo di San Sisto ha raggiunto il Parlamento, il senatore Andrea De Bertoldi (Fratelli d’Italia) ha presentato una interrogazione in argomento in Senato, direttamente rivolta al Ministro della cultura.
Il parlamentare, premesso che: 1) l’organo della chiesa di San Sisto a Piacenza è un monumento di complessa e straordinaria stratificazione storica. Costruito nel 1545 dal bresciano Giovanni Battista Facchetti, il maggior organaro italiano della prima metà del Cinquecento, alla fine del Seicento, fu ampliato dai parmensi Carlo e Giuseppe Lanzi e nel 1840 fu rimaneggiato da Cesare Gianfrè; 2) nel 1991 è stato restaurato sotto il controllo della Soprintendenza per i beni artistici e storici per le province di Parma e Piacenza (ispettore onorario Oscar Mischiati) con la consulenza di Luigi Ferdinando Tagliavini; 3) nell’estate 2020 è stato oggetto di una controversa manutenzione straordinaria (ovvero lavaggio e pulizia delle 625 canne metalliche), autorizzata dall’odierna Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio, ma valutata negativamente dall’ispettore onorario per gli organi storici, il quale è stato informato e incaricato di seguire il procedimento solo successivamente al rilascio dell’autorizzazione stessa; 4) nel giugno 2021, alla vigilia del sopralluogo sullo strumento, ricomposto solo nel marzo precedente su impulso dell’ispettore onorario, la Soprintendenza nella persona del funzionario storico dell’arte dottoressa Anna Coccioli Mastroviti, con nota di posta elettronica inviata a tutte le parti interessate, ha così scritto, a giudizio dell’interrogante inopinatamente: “Comunico che il sopralluogo all’organo di San Sisto è stato differito ad altra data. Il Soprintendente deciderà se coinvolgere l’ispettore onorario in indirizzo”; 5) a tutt’oggi non è noto se il sopralluogo sia stato effettuato e quale ne sia l’esito, così come non è nota la sorte del procedimento di rinnovo dell’incarico all’ispettore onorario, tutto questo premesso il parlamentare chiede di sapere “se le operazioni siano state realizzate a regola d’arte e se il venerando strumento abbia conservato le pregevoli caratteristiche foniche recuperate con il restauro del 1991, nonché se il Ministro intenda rassicurare che in futuro il pubblico ufficio preposto alla tutela del patrimonio storico-artistico del territorio eserciti un’attenzione adeguata e trasparente sugli organi storici delle provincie di competenza e, in particolare, su questo unico e sorprendente innesto della scuola parmense del Seicento sulla gloriosa organaria bresciana rinascimentale”.
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