Dalla basilica di San Savino al castello di Calendasco, fino alle rive del Po. Nel week-end appena trascorso Piacenza Terra di Passo 2.0 ha proposto una giornata dedicata alla riscoperta del patrimonio storico, artistico e spirituale del territorio piacentino, valorizzandone il ruolo di crocevia lungo la via Francigena.
All’iniziativa hanno partecipato anche tre blogger di Cammini d’Italia, la più grande community italiana dedicata ai camminatori, insieme ad alcuni giornalisti.
Un modo diverso di vivere il territorio, attraverso un turismo lento e sostenibile che trasforma il viaggio in un’occasione di conoscenza, incontro e scoperta.
Il percorso ha preso il via nella basilica di San Savino, uno dei più importanti esempi di architettura romanica della città.
Ricostruita intorno all’anno Mille per iniziativa del vescovo Sigifredo e consacrata nel 1107, la chiesa fu per secoli legata all’annesso monastero benedettino.
Lo storico dell’arte Raimondo Sassi ha accompagnato i partecipanti alla scoperta della basilica e del suo significato lungo gli antichi itinerari di pellegrinaggio.
Tra gli elementi più suggestivi, il labirinto che un tempo decorava il pavimento della cripta, oggi scomparso, simbolo delle difficoltà del cammino umano e della ricerca della redenzione.
Una rappresentazione presente anche in altri luoghi legati agli antichi pellegrinaggi: dal mosaico, anch’esso in gran parte perduto, della basilica di San Michele Maggiore a Pavia ai labirinti scolpiti nella pietra a Lucca e Pontremoli, fino a quello monumentale della cattedrale di Chartres, in Francia.
Come ha spiegato Sassi, in un’epoca in cui gran parte della popolazione non sapeva leggere, le immagini rappresentavano uno strumento fondamentale per trasmettere messaggi religiosi e morali.
Il pellegrinaggio non era soltanto uno spostamento fisico, ma anche un’esperienza spirituale, un percorso di sacrificio, espiazione e trasformazione interiore.
Un altro collegamento con Lucca è rappresentato dal crocifisso ligneo del XII secolo, conservato sopra l’altare maggiore di San Savino.
L’opera richiama la tipologia del Christus triumphans, il Cristo trionfante, raffigurato con gli occhi aperti, vivo e vittorioso sulla morte, in contrapposizione al Christus patiens, rappresentato sofferente e con gli occhi chiusi.
Un’iconografia che trova un celebre esempio nel Volto Santo di Lucca, il monumentale crocifisso ligneo che recenti indagini scientifiche hanno datato al IX secolo.
Particolare attenzione è stata dedicata ai mosaici pavimentali del XII secolo, riportati alla luce durante i restauri dei primi anni del Novecento.
Quello del presbiterio rappresenta scene di vita medievale, tra cui una competizione tra lottatori, giocatori di dadi, una partita a scacchi e un sovrano nell’esercizio della funzione giudicante.
Immagini che Sassi ha collegato al rapporto tra razionalità e irrazionalità, tra la forza, l’imprevedibilità della sorte e la capacità dell’uomo di affidarsi alla ragione e al giudizio.
Sul pavimento della cripta si conserva invece un altro mosaico, dedicato allo scorrere del tempo, con la rappresentazione dei mesi dell’anno, dei segni zodiacali e delle attività stagionali.
Un ciclo figurativo che è stato possibile interpretare anche grazie al confronto con analoghe rappresentazioni presenti ad Aosta, altra tappa della via Francigena.
La giornata è proseguita a Calendasco, comune strettamente legato alla storia della via Francigena e all’attraversamento del Po.
Qui i partecipanti hanno visitato il castello, un complesso fortificato che conserva le testimonianze di secoli di vicende politiche, militari e familiari.
La fortezza, sviluppatasi nel Medioevo a protezione di un territorio strategico per i collegamenti tra le due sponde del fiume, passò attraverso diverse signorie.
Particolarmente importante fu il ruolo della famiglia Confalonieri, che ne mantenne a lungo il controllo.
Tra gli episodi ricordati durante la visita, il coinvolgimento di Gianluigi Confalonieri nella congiura del 1547 contro Pier Luigi Farnese, primo duca di Parma e Piacenza, assassinato a Piacenza.
Il castello fu inoltre teatro di un fatto di sangue nel 1572, quando il conte Ludovico Confalonieri venne ucciso da Antonello De Rossi, amante della moglie Camilla.
La storia del castello arriva fino agli anni della Seconda guerra mondiale e della Resistenza.
Durante la visita è stata ricordata la figura di Igino Bergamaschi, partigiano che svolgeva anche il ruolo di staffetta e che, per sfuggire ai controlli, trovava rifugio nella torre del maniero.
Bergamaschi fu ferito a morte in un agguato a Santimento il 6 novembre 1944.
A lui è oggi intitolata la piazza principale di Calendasco.
Tra le testimonianze più curiose del Novecento figurano anche alcune scritte inneggianti a Fausto Coppi, tracciate sui muri da famiglie che avevano trovato rifugio nel castello.
Una traccia della vita trascorsa tra quelle mura che si è voluta conservare.
Il sindaco Filippo Zangrandi ha sottolineato il ruolo del paese come porta d’ingresso dell’Emilia per i pellegrini provenienti da nord.
Il guado di Sigerico richiama infatti il passaggio dell’arcivescovo di Canterbury, che nel 990, durante il viaggio di ritorno da Roma a Canterbury, fece registrare nell’itinerario la tappa di Padum, identificata con l’attraversamento del Po in quest’area.
Zangrandi ha illustrato anche il progetto di recupero delle antiche scuderie del castello, destinate a ospitare nuovi spazi di accoglienza per i pellegrini e la biblioteca comunale.
L’obiettivo è favorire una permanenza più lunga dei visitatori, trasformando Calendasco da semplice luogo di transito a occasione di incontro e conoscenza del territorio.
Il castello è inoltre sede di attività didattiche che negli ultimi quattro anni hanno coinvolto, secondo quanto riferito dal sindaco, circa 1.200 studenti all’anno.
Ultima tappa della visita il guado di Sigerico, dove Danilo Parisi, dal 1998, accompagna quotidianamente i pellegrini nell’attraversamento del Po.
Un’attività che mantiene viva una tradizione secolare e che richiama viaggiatori provenienti da numerosi Paesi, in prevalenza stranieri.
Parisi ha raccontato la propria esperienza, iniziata con il passaggio di un religioso agostiniano olandese, e le difficoltà quotidiane legate alla gestione delle imbarcazioni e alle condizioni di un fiume in continuo cambiamento.
Una testimonianza che evidenzia anche il problema della continuità futura di un servizio strettamente legato alla disponibilità e all’impegno personale del traghettatore.
L’assessore alla cultura del Comune di Piacenza Christian Fiazza ha evidenziato il valore del progetto per lo sviluppo di un turismo lento, sostenibile e attento alle comunità locali, sottolineando l’importanza della collaborazione tra istituzioni e operatori del territorio.
Fiazza ha richiamato la crescita dei flussi turistici e l’interesse sempre maggiore per i cammini religiosi, indicando anche alcune priorità per il futuro: il miglioramento della segnaletica della via Francigena e la messa in sicurezza del tratto tra Montale e Pontenure, oggi particolarmente problematico per chi percorre l’itinerario a piedi.
La giornata ha offerto anche l’occasione per presentare altri percorsi di pellegrinaggio.
Gloria Bolzoni, consigliera comunale di Sarmato, ha illustrato il progetto della via di San Rocco Pellegrino, un itinerario di circa 75 chilometri tra Piacenza e Voghera, attualmente in fase di realizzazione grazie alla collaborazione tra diversi Comuni e professionisti specializzati nella progettazione dei cammini.
Il percorso sarà accessibile anche attraverso tappe collegate dalla rete ferroviaria.
Il 5 e 6 novembre due nuovi appuntamenti
Piacenza Terra di Passo 2.0 proseguirà il 5 novembre con un importante convegno dedicato ai cammini religiosi, organizzato in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e con la partecipazione di autorevoli relatori.
Il 6 novembre, in serata, la Sala dei Teatini di Piacenza ospiterà invece un concerto gratuito di Francesco Baccini, che arricchirà il programma con un appuntamento musicale aperto al pubblico.
Il progetto Piacenza Terra di Passo 2.0, che vede come capofila il consorzio Promo Piacenza Emilia, coinvolge numerose realtà del territorio, tra cui l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Federalberghi, FIPE, Confcommercio Piacenza, i Comuni di Piacenza e Calendasco, Visit Emilia, Destinazione Turistica Emilia, il Parco culturale ecclesiale Terre di Passo, la Diocesi di Piacenza-Bobbio, l’Università di Alcalá, Arti e Pensieri, Verso Piacenza 2033 e l’Associazione Europea delle Vie Francigene.
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