Attualità

Marco Bassani: “Il declino dell’Europa figlio dell’incapacità di preservare la libertà”

È uscita con le ossa rotte, l’Europa, dalla dotta conversazione ascoltata alla presentazione dell’ultima fatica editoriale di Luigi Marco Bassani Occidente contro Occidente (edizioni Liberilibri) che si è tenuta al PalabancaEventi come anteprima della decima edizione del Festival della cultura della libertà “Corrado Sforza Fogliani”.

Non è stato tenero l’autore, professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università telematica Pegaso: «Sono cittadino americano – ha esordito – e purtroppo anche italiano. L’europeismo – ha aggiunto – è la religione dei nostri fratelli più stupidi». Capitalismo e libertà sono «invenzioni europee», ha argomentato l’autore, «ma è l’America che realizza questi sogni dell’Europa ed evocare la superiorità morale di quest’ultima fa ridere».

“Questo libro – si legge nell’Avvertenza – è scritto da un anziano professore formatosi tra le due sponde dell’Atlantico, nato a Chicago e vissuto più in Italia che in America. L’America non mi ha però mai abbandonato. È rimasta nella mia mente e nel mio cuore come oggetto di studio, di riflessione e, lo confesso, di devozione. Perché l’America, con tutte le sue contraddizioni, continua a rappresentare il più grande esperimento della storia nel campo della libertà: la prova vivente dell’esistenza di qualcosa che l’Europa ha generato e non ha saputo preservare”.

A parere del prof. Bassani l’Occidente sopravvive a se stesso mentre annuncia la propria fine e l’Europa, affaticata dalla troppa storia (e dal troppo socialismo) è ormai incapace di credere nella libertà che ha inventato. «Rimane una sola via: avvinghiarsi all’America – ossia all’Occidente tout court – che continua a incarnare l’energia, la volontà e il dominio planetario».

Luigi Curini, scienziato della politica, dopo aver premesso che «le civiltà non si uccidono ma si suicidano», ha spiegato che l’accelerazione della crisi culturale dell’Occidente è iniziata, per assurdo, con la caduta del muro di Berlino «perché venendo meno il comune nemico le tensioni latenti sono emerse e il conformismo ideologico non ha più trovato un limite».

Il prof. Curini ha definito l’autore del volume «troppo indulgente» nei confronti degli Usa, «dove il 38 per cento degli americani ritengono il socialismo una buona cosa». Il relatore ha quindi affermato che «l’ideologia woke non è certo morta con la vittoria di Trump» e ha descritto l’autore come «un libertario e conservatore insieme, due approcci difficili da tenere insieme ma che il riuscirci rappresenterebbe una controrivoluzione culturale». A parere del docente l’Europa oggi «sta solo gestendo il proprio declino» e l’Islam rappresenta «una minaccia cento volte superiore al comunismo».

Aldo Rocco Vitale, filosofo del diritto, ha dal canto suo definito il libro «pirotecnico, con un numero straordinario di richiami filologici, che sembra scritto ora e non tre mesi fa». Il prof. Vitale ha citato un passaggio del volume dove l’autore ricorda che “gli americani reagiscono alle crisi con una nuova fase di espansione – economica, tecnologica, militare – gli europei rispondono con un aumento della regolamentazione e della burocrazia.

L’America ha costruito una civiltà della sperimentazione, segnatamente nel campo della libertà, l’Europa produce venerazioni delle norme e dell’obbedienza”. A parere dell’oratore il libro mette in evidenza come «l’Occidente sia schizofrenico e l’Europa un mostro tecnocratico» e spiega il motivo del buio nel quale è piombata la civiltà occidentale «che vive una crisi globale perché ha perso di vista lo spirito della dimensione giuridica con il tramonto del senso del diritto».

L’editore e saggista Michele Silenzi ha infine sottolineato come l’opera del prof. Bassani sia «storica e profondamente filosofica perché la storia dell’Occidente è di per sé filosofica» ed evidenziato il paradosso fondamentale della nostra civiltà, ossia quello di avere universalizzato le proprie idee fino al limite della dissolvenza, «e il woke è il frutto degenere di questo percorso».

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