Progetto Anmil, un cortometraggio sul tema della sessualità in disabilità

 

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Un cortometraggio, riguardante il tema della sessualità nella disabilità. Un progetto firmato Anmil che nasce con l’intento di “catturare” l’attenzione del pubblico su un argomento  impegnativo e sottovalutato, e offrire quindi allo spettatore un’occasione per riflettere sulla diffusa convinzione che le persone con disabilità siano assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. Il progetto dal titolo “Senza…peccato” è stato presentato oggi  durante una conferenza stampa dal presidente territoriale di Anmil Giovanni Ferrari, il presidente della Fondazione Anmil Bruno Galvani, il regista Marco Toscani, il protagonista del cortometraggio Daniele Ciolli ed alcuni altri attori.

 

Del tema sessualità e disabilità nel nostro Paese si sta parlando addirittura dagli anni settanta (basta citare, per capirci, Cesare Padovani o Rosanna Benzi e più recentemente Bruno Tescari o Max Ulivieri). La Fondazione Anmil e Anmil stanno portando il loro contributo alla causa perché una volta per tutte si tratta di ribadire che il disabile e la sua famiglia vivono quotidianamente tantissime frustrazioni e quelle che fanno riferimento alla loro vita affettiva, ai rapporti interpersonali, sulla necessità di tenerezza, dell’amore, della sessualità, sono fra le più importanti e negarle sarebbe veramente un peccato mortale. Se vogliamo dirci un paese civile, crediamo sia assolutamente necessario porci il problema ed affrontarlo in modo serio, senza pregiudizi o tabù, perché queste persone hanno bisogno di essere comprese ed aiutate. A livello legislativo non è stato prodotto ancora nulla, anche se il sen. Sergio Lo Giudice, nel 2014 ha presentato, insieme ad altri firmatari, un  disegno di legge per normare questa problematica, che però non è mai stato calendarizzato.

Innanzitutto appare utile soffermarsi sulla dimensione del fenomeno, per rendersi conto di quante persone nel nostro Paese sono potenzialmente penalizzate nell’esercizio di questo diritto.

Come evidenziato più volte dall’ ISTAT, non esiste un’anagrafe delle persone con disabilità, ma secondo le più recenti stime effettuate dallo stesso Istituto, sono oltre tre milioni i disabili che vivono in Italia, una cifra che rappresenta il 5% della popolazione. Due disabili su tre (precisamente il 66,2%) sono donne: ce ne sono 1 milione 700 mila, cioè il 6,1% di tutte le donne italiane (contro il 3,3% degli uomini).

Tra i disabili considerati più gravi, circa 700 mila persone hanno problemi di movimento, oltre 200 mila sono persone con difficoltà psicosensoriali, quasi 400 mila hanno limitazioni che impediscono le normali funzioni della vita quotidiana (cura della persona, mettersi a letto, vestirsi, mangiare autonomamente, etc).

Se si considera che sui 3 milioni di disabili complessivi quelli in età compresa tra i 15 e i 74 anni sono poco più di 1 milione, vale a dire circa un terzo del totale, si può stimare che i disabili che presentano difficoltà nel praticare una normale attività sessuale, per via della loro condizione, si dovrebbero aggirare intorno alle 400/450.000 unità. Di questi circa 20.000 (quasi il 5%) sono disabili per cause lavorative.

Nel nostro Paese, in base ai risultati di un sondaggio su “Disabili e sessualità” proposto recentemente su Internet, gran parte dei disabili ha affermato che volentieri si rivolgerebbe ad un servizio di “assistenza sessuale”. I risultati del sondaggio sono, del resto, molto chiari: il 77% dei disabili interpellati si dichiara sostanzialmente favorevole. Questo dato va suddiviso tra chi “prenderebbe in considerazione questa proposta” (44%), chi l’accetterebbe purché si tratti di assistenza da parte di veri professionisti (26%), e chi infine “non ne farebbe uso, ma non ci vede nulla di male” (7%). Ma va anche detto che un buon 5% non approva questa iniziativa perché “sarebbe come legalizzare la prostituzione”.

Non avere una legislazione in merito, né tantomeno aver mai tentato una vera e propria sensibilizzazione su questo argomento, ha prodotto una situazione di vuoto in cui la dignità delle persone coinvolte risulta inevitabilmente mortificata. È inaccettabile che una persona priva di autonomia sia costretta a rivolgersi alla prostituzione o peggio ancora all’intervento dei familiari, come purtroppo oggi succede. È inaccettabile che una persona priva di autonomia sia costretta a rivolgersi alla prostituzione o peggio ancora all’intervento dei familiari, come purtroppo oggi succede.

Eppure esistono esempi virtuosi di Paesi che hanno affrontato il problema e, senza preconcetti, hanno cercato soluzioni rispettose dei diritti di tutte le parti in causa, con un approccio medico e specialistico. In Olanda, Germania, Belgio e Paesi Scandinavi, sono stati istituiti appositi servizi di “assistenza sessuale per i disabili” che offrono ai disabili dei due sessi (compresi gli omosessuali) prestazioni di assistenza specialistica per la pratica sessuale.  In Germania gli assistenti sessuali devono seguire un corso di formazione specifico per conoscere le varie forme di disabilità e le diverse difficoltà che possono presentarsi. In Olanda è addirittura il Servizio Sanitario Nazionale a finanziare le prestazioni di assistenza sessuale, fino a dodici volte l’anno. In Gran Bretagna, dove non esiste la professione dell’assistente sessuale, sono stati comunque creati strumenti, come siti internet, per mettere in contatto disabili e professionisti del sesso.

Negli Stati Uniti, infine, esiste l’Associazione internazionale che riunisce gli assistenti sessuali di tutto il mondo, con tanto di regolamento etico.

Forse sarebbe indicativo anche cercare di capire perché  nella legge n. 112/2016 denominata del “dopo di noi” non si tentato di affrontare anche l’aspetto della sessualità  dei disabili gravissimi e valutare se in futuro propria questa legge potrebbe essere modificata ed in essa inserita una parte che dovrebbe riguardare il diritto ad una sana sessualità dei disabili, se non altro perché la platea delle persone interessate è la stessa.

Questi sono i motivi che hanno spinto Anmil Piacenza e la Fondazione Anmil Onlus (che si occuperà della diffusione nazionale del cortometraggio) insieme al solito Valter Bulla, a sostenere e promuovere il progetto di Marco Toscani e Daniele Ciolli che presentiamo oggi.

 

Profilo del progetto 

Il progetto in questione prevede la realizzazione di un cortometraggio, riguardante il tema della sessualità nella disabilità. 

Obiettivi del progetto 

L’intento del cortometraggio è “catturare” l’attenzione del pubblico su un argomento così impegnativo e sottovalutato, e offrire quindi allo spettatore un’occasione per riflettere sulla diffusa convinzione che le persone con disabilità siano assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. Essere d’aiuto nell’indispensabile lavoro divulgativo su un tema, tramite la fruibilità e la piacevolezza di un linguaggio comunicativo e d’immediato impatto come quello di un film.

La storia

Accade tutto in una notte.

Daniele è un ragazzo di 30 anni, costretto da una malattia, la distrofia di Duchenne, a vivere da sempre su una carrozzina elettrica. Decide, questa notte, di uscire al freddo e al gelo dell’inverno, per raggiungere una prostituta. Così, in sella al suo tutore, attraversa alcuni scorci periferici silenziosi e solitari, ma quando finalmente si trova davanti a lei, non trova il coraggio e torna indietro.

Sulla via del ritorno ci ripensa, rallenta, si ferma, fa inversione. Riesce quasi a intravederla quando improvvisamente la carrozzina si ferma, vinta dal freddo.

Daniele rimane bloccato lì, nelle condizioni più impervie e senza possibilità di soccorso.

Quando la prostituta staccherà da lavoro, e il sole sarà sul punto di sorgere, per tornare a casa sarà costretta a passare davanti Daniele, ancora fermo sul marciapiede ai lati della strada. Sarà questa l’occasione?

 

Intenzioni:

Nella prima scena vediamo Daniele, che osserva rapito una mela rossa.

Il desiderio, le tentazioni, il peccato… tutte cose che Daniele deve soffocare dentro di sé.

Ma non stanotte.

Stanotte Daniele decide di cambiare le sue regole ma, per quelli come lui, cambiare le proprie regole, non è per niente semplice.

L’intenzione è mostrare, con occhio discreto, un’avventura costellata di difficoltà: la storia di un ragazzo che vuole fare una cosa che per alcuni è semplice, per altri discutibile ma per lui quasi impossibile.

È interesse di questo lavoro inscenare una situazione, rocambolesca ma verosimile, che possa generare dibattito sociale d’attualità.

 

MARCO TOSCANI

Autore e regista, realizza cortometraggi, spot televisivi, documentari e servizi video per enti pubblici e privati.

Lavori impegnati, con una grande attenzione alle tematiche sociali, tendenza che costituisce la firma del regista.

 

 

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