Attualità

Qualità di vita delle persone con disabilità, due progetti dell’Ausl piacentina presentati in Norvegia

La qualità della vita delle persone con disabilità è composta da diversi aspetti fisici e psicologici, compresi quelli più delicati e meno affrontati, come la sfera sessuale e affettiva. Nei giorni scorsi Laura Pelizzari, medico fisiatra esperta in disfunzioni autonome dell’équipe di Unità spinale e Gracer di Fiorenzuola, diretta da Roberto Antenucci, ha partecipato all’Arctic Pelvic Floor Meeting, congresso internazionale in Norvegia dedicato alla salute del pavimento pelvico.

Durante il congresso la professionista ha presentato due progetti nati proprio dall’esperienza maturata all’interno del servizio, suscitando interesse nella comunità scientifica per l’approccio centrato sui bisogni delle persone.

Il primo riguarda gli interventi educativi di gruppo dedicati al benessere sessuale dopo una lesione del midollo spinale. Si tratta di incontri periodici rivolti ai pazienti, pensati come uno spazio di confronto aperto e multidisciplinare, in cui affrontare temi spesso poco discussi ma fondamentali per il recupero dell’identità e della qualità di vita.
In questo contesto, la sessualità viene riconosciuta non come un aspetto secondario, ma come una componente essenziale del benessere globale della persona, al pari della riabilitazione motoria.

Il secondo progetto presentato è il modello “ALIVE+”, ideato dalla stessa Pelizzari e recentemente pubblicato in una enciclopedia scientifica internazionale dedicata alla disabilità. Il modello propone un percorso strutturato per aiutare i professionisti sanitari ad affrontare in modo sistematico i temi della sessualità e dell’affettività nella pratica clinica, offrendo strumenti concreti per integrare questi aspetti nei percorsi di cura.

L’attenzione ricevuta durante il congresso conferma il valore di un approccio che mette davvero al centro la persona, considerando i suoi bisogni nella loro completezza. Per i cittadini questo si traduce in percorsi assistenziali più attenti alla qualità della vita, più inclusivi e capaci di rispondere anche alle dimensioni meno visibili della salute.

L’esperienza dell’Unità spinale di Fiorenzuola dimostra come l’innovazione in sanità non riguardi solo le tecnologie, ma anche i modelli organizzativi e la capacità di prendersi cura delle persone nella loro interezza, contribuendo a diffondere una cultura della salute più completa, rispettosa e orientata al benessere reale di chi vive una condizione di disabilità.

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