Economia

Rdb di Alseno, si va verso lo sciopero. I sindacati: “Internalizzare i processi produttivi”

Si va verso lo sciopero alla RDB di Alseno (Piacenza) all’interno della mobilitazione dell’intero Gruppo dell’edilizia i cui sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno promosso, unitariamente, un pacchetto di 24 ore di sciopero. Intanto, anche a Piacenza, dal 2 novembre è scattato “l’immediato blocco degli straordinari e della flessibilità” nello stabilimento RDB che si occupa della produzione di prefabbricati. Domani, mercoledì 8 novembre 2023, proprio a Piacenza è prevista una assemblea per decidere le modalità della protesta, arrivata dopo che le trattative per la contrattazione di secondo livello si sono arenate.

Le criticità a livello locale

A livello locale emergono alcune criticità che Marco Efori, segretario Fillea Cgil Piacenza, evidenzia così: “Occorre avviare un processo di internalizzazione dei processi produttivi – spiega – oggi, infatti, molte delle lavorazioni che si effettuano in Rdb ad Alseno sono state esternalizzate, mentre crediamo che l’andamento vada invertito puntando a internalizzare processi che oggi sono dati appalto esterno”.

La mobilitazione con il pacchetto di 24 ore di sciopero da definire è stato deciso dal coordinamento nazionale delle RSU del gruppo RDB ITALPREFABBRICATI, unitamente alle segreterie nazionali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil in tutti e tre gli stabilimenti del gruppo, per sostenere nuovamente la riapertura del tavolo per la sottoscrizione del primo accordo integrativo di gruppo.

La direzione aziendale si era impegnata a sottoscrivere entro il mese di agosto l’intesa che avrebbe completato un percorso volto a definire le relazioni industriali con le RSU del gruppo e a riconoscere il contributo dei lavoratori ai risultati aziendali sottoscrivendo la parte dell’intesa relativa al Premio di risultato.

“Oggi l’Azienda ha dimostrato la chiara volontà di non voler sottoscrivere l’accordo, negando da subito le condizioni per riconoscere un risultato economico relativo al 2023, necessario per recuperare la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni. Valutiamo incomprensibile questa decisione, tanto più in una fase così avanzata della trattativa, con un impianto complessivo che sostanzialmente aveva già trovato una buona disponibilità tra le parti. Inoltre dal 2020 ad oggi i margini dell’azienda non fanno altro che crescere, mentre la redistribuzione è addirittura peggiorata”. 

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