Real Bodies a Milano fino al 5 maggio, in mostra le alternative a sepoltura e cremazione. AUDIO intervista al curatore scientifico Cirnelli

Real Bodies chiude
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Crioconservazione, albero o diamante? Sono le pratiche di conservazione, sepoltura e trasformazione dopo la morte esposte fino al 5 maggio 2019 nella sezione “Immortalità” di “Real Bodies, oltre il corpo umano”. L’expo di anatomia visitato anche in questo inizio 2019 da tanti piacentini e organizzato da Venice Exhibition a Milano in via G. Ventura 15, in zona Lambrate.

L’edizione in corso – prorogata fino al 5 maggio visto il grande successo di pubblico – oltre ai corpi e agli organi conservati con la tecnica della plastinazione presenta sezioni nuove dal forte impatto didattico-divulgativo. In particolare quella dedicata a Leonardo Da Vinci, in occasione dei 500 anni dalla sua scomparsa. Inoltre le ultime scoperte nel campo della biomeccanica, gli effetti delle dipendenze sugli organi, anatomia comparata con il regno animale e la conclusione del percorso espositivo proprio sulle tecnologie applicate agli scenari possibili dopo la morte. Nello specifico per affrontare con approcci coraggiosi il più complesso degli argomenti tabù.

Il curatore scientifico della mostra, il Dottor Antonello Cirnelli ospite di Radio Sound. La prima parte dell’audio intervista.

Crionica

È il caso della Crionica. Si tratta della tecnologia più avanzata nella conservazione dei corpi. In particolare grazie alle temperature di congelamento garantite dall’azoto liquido. Per la prima volta in Europa viene esposta una capsula di crioconservazione. In questo caso accompagnata dalla spiegazione tramite display del suo funzionamento. Dalla perfusione, cioè la progressiva sostituzione del sangue del criopaziente con solventi crioprotettori al raffreddamento simultaneo. In particolare seguito dalla crioconservazione definitiva a -196 gradi centigradi, in attesa di un risveglio dopo decenni, se non secoli.

I sostenitori della Crionica affermano che in futuro le persone potranno risvegliarsi perfettamente in forma. Una prospettiva molto allettante anche in previsione della corsa alla conquista di nuovi pianeti. Infatti la possibilità di crioconservare gli astronauti consentirebbe di affrontare lunghissimi viaggi spaziali. Come? Aggirando il problema delle scorte di cibo e della schermatura da raggi cosmici nocivi. La pratica, che attualmente non è in grado di fornire garanzie sui futuri sviluppi della tecnologia, è vietata in Italia e in molti Paesi europei, ma è ampiamente utilizzata negli Stati Uniti e in Russia.

Capsula Mundi

Uno altro scenario post-mortem proposto da Real Bodies è quello di Capsula Mundi. Si tratta di un progetto italiano che prevede il ritorno alla natura attraverso la sepoltura in un’urna biodegradabile o del cadavere in posizione fetale o delle sue ceneri. Sopra l’urna viene piantato un albero. In particolare scelto dalla persona quando ancora in vita, perché possa avvolgere il defunto con il passare del tempo.

Un cimitero, collettivo o di famiglia, potrà così diventare un bosco. Soprattutto sarà un luogo libero da segni e da architetture commemorative, custodito e protetto dalla collettività. Nello specifico sarà un bosco “sacro”. L’idea nasce dalla volontà di ridisegnare il concetto di bara, che richiede oggi l’abbattimento di un albero ad alto fusto, per farne invece nascere uno nuovo. Capsula Mundi vuole sottolineare il valore universale del legame tra uomo e Natura. E lo fa senza interferire con le tradizioni culturali e religiose. Semplicemente un albero, simbolo di unione tra cielo e terra, segnerà il luogo della memoria della persona scomparsa. Al momento Capsula Mundi per il corpo è ancora in fase di start-up, mentre sono disponibili le urne biodegradabili. In Italia, l’attuale normativa cimiteriale (Regio Decreto del 1934) non consente le inumazioni “verdi” ma solo la dispersione delle ceneri. I “cimiteri verdi” sono invece diffusi da tempo nei paesi di cultura anglosassone.

Processo di diamantizzazione

In esposizione a Real Bodies ci sono anche i diamanti. Sono le ceneri del defunto trasformate in pietra preziosa attraverso un processo chiamato “diamantizzazione” che le trasforma prima in carbonio e poi in grafite attraverso acidi, presse, e forni, riproducendo in laboratorio i processi millenari della Terra. Poter “indossare” il proprio caro è una soluzione che ha suscitato non poche polemiche nel nostro Paese. Invece un grande successo riscontrato in Giappone, Germania e Svizzera.

La mostra, in linea con il suo carattere divulgativo, non intende urtare la sensibilità dei visitatori. Infatti intende raccontare attraverso l’esposizione delle tecnologie diversi tentativi dell’uomo di ridisegnare la vita dopo la morte. In particolare cercando di prolungarla e rigenerarla con la Crionica, o di trasformarsi in qualcosa di nuovo, di simbolico, come un albero o un diamante.

Il curatore scientifico della mostra, il Dottor Antonello Cirnelli ospite di Radio Sound. La seconda parte dell’audio intervista

CURIOSITA’: VISITATORE SCIVOLA NELLA CAPSULA DI IBERNAZIONE IN MOSTRA A MILANO

“Volevo controllare la capienza della capsula perché interessato al programma di ibernazione.” Con queste parole si è giustificato il visitatore che è rimasto incastrato nel Dewar KA-2. Si tratta della capsula russa per la crioconservazione esposta alla mostra Real Bodies di Milano. In particolare si trova nella sezione “Immortalità” che chiude il percorso espositivo. L’uomo, torinese di 55 anni, si è sporto all’interno della macchina con la testa e parte del busto. Poi è scivolato dentro accidentalmente fino alle ginocchia e lasciando all’esterno solamente le estremità delle gambe.

La vicenda

“Erano da poco passate le 11 quando una guida della mostra ha udito richieste d’aiuto provenire dalla sezione dell’Immortalità – racconta lo staff di Venice Exhibition, società che produce Real Bodies. Infatti si trattava di una signora che chiedeva urgentemente l’intervento del personale perché il marito era rimasto intrappolato nella capsula di crioconservazione.” I due responsabili di sala intervenuti hanno tentato in tutti i modi di dare istruzioni all’uomo per liberarsi da quella costrizione. “Sono trascorsi minuti interminabili. Soprattutto sfociati in una vera e propria crisi di panico del visitatore – prosegue il personale della mostra – e così abbiamo capito che non ci sarebbe stato il tempo di chiamare i soccorsi. Inoltre nonostante la sua stazza che ci impediva di capire come aiutarlo, abbiamo deciso di afferrarlo per le gambe e di tirare facendo leva tutti assieme sull’imbocco di metallo della capsula. Siamo stati ad un passo dal chiamare i vigili del fuoco, senza contare che, durante le manovre di liberazione, temevamo di ferirlo per via del suo peso oltre la norma.”

Il lieto fine

Al terzo tentativo, il corpulento visitatore è stato liberato dal dewar, oggi transennato perché non si verifichino nuovamente simili episodi. Calmatosi dopo la brutta esperienza, il piemontese ha raccontato di aver voluto controllare personalmente la capienza della capsula. Infatti si è detto interessato ad aderire ad un programma di crioconservazione. In particolare avendo già preso contatti con la concessionaria di Mirandola, in provincia di Modena, di KrioRus. Si tratta di una fondazione russa nata a Mosca nel 2005 che gestisce l’unico centro specializzato in crioconservazione fuori dagli Stati Uniti.

Sito ufficiale della mostra.

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