Politica

Referendum sulla giustizia, incontro della Lega: “Il sì per cambiare il sistema e tutelare i cittadini”

Un’occasione di confronto e approfondimento sulla riforma della giustizia in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. È questo il tema dell’incontro pubblico organizzato dalla Lega Piacenza all’Euro Hotel di Piacenza, che ha visto la partecipazione di numerosi cittadini e professionisti del settore giuridico.

A moderare il dibattito è stata la senatrice Elena Murelli, Segretario di Presidenza del Senato, che ha ribadito la necessità di una riforma attesa da anni: «Il referendum sulla giustizia è un’occasione storica per cambiare finalmente un sistema che da troppo tempo mostra limiti e distorsioni. Votare Sì significa restituire equilibrio alla giustizia, rafforzare il principio del giusto processo e tutelare i cittadini da errori e abusi. Questa riforma introduce maggiore trasparenza, responsabilità e merito all’interno della magistratura, senza intaccarne in alcun modo l’autonomia e l’indipendenza. È una battaglia di buon senso e di giustizia che riguarda tutti gli italiani. Per questo è fondamentale partecipare al voto e sostenere con convinzione il cambiamento».

Ad aprire la serata è stato Luca Zandonella, segretario provinciale della Lega, che ha evidenziato «l’importanza di votare Sì al referendum per realizzare finalmente la riforma della giustizia di cui si sente parlare da decenni: bisogna convincere ogni indeciso».

Tra i relatori sono intervenuti numerosi esponenti del mondo giuridico. In collegamento video è intervenuta la senatrice Giulia Bongiorno, avvocato e presidente della Commissione Giustizia del Senato, che ha illustrato le ragioni a sostegno della riforma.

Sono intervenuti inoltre Mauro Paladini, docente di diritto privato all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, vicepresidente della Scuola superiore della magistratura e fondatore del comitato “Sì Riforma”; Romina Cattivelli, vicepresidente della Camera penale di Piacenza; Livio Podrecca, presidente dell’Unione dei giuristi cattolici; e Benedetta Trande, referente del “Comitato giovani avvocati per il Sì”.

Trande ha evidenziato come «sul referendum ci sia molta disinformazione e si parli poco del merito della riforma. L’obiettivo è rafforzare il giusto processo, garantendo una reale parità tra accusa e difesa. In questa prospettiva si inserisce la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Inoltre, l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, con componenti selezionati tramite sorteggio, introduce un organo esterno alla magistratura che potrà valutare nomine, trasferimenti ed eventuali illeciti disciplinari».

Secondo Podrecca, alcune criticità del sistema giudiziario affondano le radici nella nascita delle correnti, facenti riferimenti ai partiti, all’interno della magistratura: «Negli anni si è creato un sistema che ha generato conflitti tra organi dello Stato. La riforma completa il percorso iniziato con il Codice di procedura penale del 1989 e, attraverso il sorteggio, punta a superare il peso delle correnti nella gestione delle nomine».

Cattivelli ha ricordato che «la Costituzione è rigida ma non immutabile: prevede la possibilità di essere modificata per adattarsi alle esigenze della società. La separazione delle carriere consente al giudice di decidere con piena imparzialità tra accusa e difesa, distinguendo nettamente il ruolo del pubblico ministero da quello del giudicante. Immaginate due squadre di calcio, avvocati contro magistrati. I primi portano il pallone, i secondi l’arbitro. Secondo voi chi vince?».

Infine, Paladini ha difeso il meccanismo del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: «Serve a recidere il rapporto politico tra correnti e magistrati eletti nel Consiglio superiore della magistratura. Le correnti hanno influenzato molte nomine e il caso Palamara rappresenta solo la punta dell’iceberg».

L’incontro si è concluso con l’appello alla partecipazione al voto in vista del referendum del 22 e 23 marzo, considerato dai promotori un passaggio importante per il futuro della giustizia italiana.

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