Quarantasei Comuni, quasi 289mila residenti, quattro le Unioni a cui aderisce il 47% delle municipalità piacentine. Un sistema di enti locali che conta oltre 2.500 dipendenti, il 5% del totale in regione, e una capacità di spesa pari a 350 milioni di euro, il 5,5% del totale regionale.
È da questa fotografia del territorio piacentino, caratterizzato da una elevata diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che prosegue il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.
Questa mattina a Piacenza la terza tappa di ‘Luogo al cambiamento’, una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.
Il Piacentino è caratterizzato da un’elevata frammentazione amministrativa: il 70% dei Comuni è al di sotto dei 5mila abitanti, la metà ne ha meno di 3mila. L’89% dei Comuni ha meno di 25 unità di personale. Il territorio provinciale si caratterizza per una bassa propensione alla gestione associata delle funzioni sia con modalità strutturate, come le Unioni, sia con forme più flessibili, come le convenzioni tra Comuni. La Provincia per alcune funzioni è un riferimento per la maggior parte del territorio. Le Unioni -che associano il 47% dei comuni- pur con un livello di consolidamento disomogeneo sul territorio, gestiscono in forma associata numerose funzioni comunali importanti per il territorio.
L’Unione Valnure e Valchero e l’Alta Valnure svolgono azioni anche per altre Unioni e Comuni del territorio, mentre i Comuni ‘singoli’ hanno attivato solo alcune gestioni associate per funzioni specifiche (Area disabilità, trasporto scolastico, Polizia Locale, promozione turistica e benessere animale).
Ad aprire i lavori, l’assessore regionale alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi, il vicesindaco di Piacenza, Matteo Bongiorni, e la presidente della Provincia, Monica Patelli.
“Il territorio piacentino si caratterizza per la presenza di Comuni ‘micro’ e piccoli, con una percentuale alta, il 33% del totale, di Comuni montani” sottolinea l’assessore Baruffi. È proprio nelle aree montane in cui i Comuni in prevalenza si sono associati in Unioni, anche se ancora con un livello di consolidamento non omogeneo”.
“Questo aspetto rappresenta una sfida da cui vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più forte ed efficiente ma allo stesso tempo sempre più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali vogliamo costruire un percorso condiviso che ci permetta di rafforzare la capacità la programmazione complessiva e quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali”.
“Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.
“Ringrazio l’Assessore regionale Davide Baruffi per la determinazione con la quale porta avanti il tema del riordino istituzionale nella nostra Regione – dichiara Monica Patelli, Presidente della Provincia di Piacenza -. Il riordino istituzionale, infatti, è una sfida non più rinviabile: oggi a Provincie e Comuni viene chiesto di garantire servizi sempre più complessi senza avere strumenti e risorse adeguate, e in territori come il nostro, caratterizzati da tanti piccoli Comuni, una parte dei quali montani, queste criticità diventano strutturali e rischiano di compromettere la capacità di risposta delle istituzioni. È necessario un cambio di passo deciso, occorre riconoscere alle Province ruolo, strumenti e risorse adeguati alle necessità dei territori, – sottolinea Patelli -; l’auspicio è che il percorso avviato sappia tradursi in scelte operative capaci di dare risposte ai bisogni reali dei territori, perché la sfida è produrre risultati concreti ed è su questo che saremo chiamati tutti a misurarci”.
Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.
Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).
Maggiori informazioni sul sito Partecipazione al link: https://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/piani-programmi-progetti/piano-di-riordino-territoriale
“La riforma del riordino territoriale regionale può essere un’occasione per rafforzare il ruolo della Provincia, che nel caso di Piacenza ha continuato a rappresentare in questi anni un punto di riferimento fondamentale per Comuni e Unioni. All’Assessore Baruffi, che ringrazio per quest’opportunità e per la sua presenza stamattina, abbiamo chiesto una particolare attenzione per il territorio piacentino, in cui le Unioni di Comuni vivono alcune difficoltà importanti. La provincia di Piacenza è caratterizzata da una marcata frammentazione territoriale, con tanti Comuni piccoli, in particolare quelli collinari e montani, per cui risulta fondamentale il ruolo di una Provincia rafforzata e di un efficace gioco di squadra con la Regione”.
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