Il 5 gennaio tornano i saldi invernali, nel piacentino prevista una spesa di 260 Euro a famiglia. Brugnoli (Federmoda) e Samuelli (Confesercenti): “Momento importante, ma le promozioni pre-saldi disorientano il consumatore” – AUDIO
E’ sempre un periodo molto atteso – spiega Gianluca Brugnoli Presidente di Federmoda Piacenza che fa parte di Confcommercio – e ci sono addirittura negozi che salvano la stagione nei giorni dei saldi.
Ora tutto l’anno è spalmato su determinati eventi o giorni particolari. Io conosco persone che hanno fatto i regali di Natale a fine novembre durante il Black Friday a discapito dell’acquisto a dicembre. Una volta tutto era più semplice, facevi la stagione e poi c’erano i saldi, mentre oggi hai troppi competitor. Ovviamente è un mercato che si evolve, ma non sempre è un lato positivo. In particolare non solo per i commercianti ma anche per i consumatori che si trovano a volte spiazzati nel capire determinate cose.
I saldi sono da sempre un momento importante per la categoria – commenta Fabrizio Samuelli Direttore di Confesercenti Piacenza. Nella nostra provincia, noi abbiamo ipotizzato che questi saldi invernali andranno a movimentare più di 20 milioni di Euro di fatturato. In particolare con una spesa media familiare che si aggira tra i 260 e 280 Euro.
Sì, una valanga promozionale che rischia di disorientare i consumatori e travolgere l’evento dei saldi invernali, danneggiando gli imprenditori che correttamente aspettano il giorno previsto per dare il via alle vendite di fine stagione. Dopo avere importato il Black Friday, adesso arrivano anche i Boxing Days, l’ennesima trovata per intercettare in anticipo i consumatori. Una strategia che ha fortemente diminuito, nel corso degli ultimi anni, l’effetto richiamo dei saldi sui consumatori, come è evidente a tutti. A svantaggio soprattutto della rete dei negozi di abbigliamento fisici, per i quali i saldi valevano fino a qualche anno fa fino al 30% del fatturato annuale.
Guida all’acquisto sicuro di Confcommercio
1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.
2. Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante.
3. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e vanno favoriti i pagamenti cashless.
4. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.
5. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
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