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Sanità, Tagliaferri (Fdi): “Quasi 295 mila solleciti tra il 2024 e luglio 2026, il 60,5% delle contestazioni è stato accolto”

Quasi 295 mila solleciti tra il 2024 e luglio 2026. Il 60,5% delle contestazioni definite è stato accolto. Tagliaferri presenta una nuova interrogazione e un accesso agli atti: “Prima di parlare di procedura “assolutamente adeguata”, vogliamo capire cosa c’è dietro questi numeri”.

Lo dichiara Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d’Italia nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, annunciando la presentazione di una nuova interrogazione e di una richiesta di accesso agli atti a seguito della risposta ricevuta all’interrogazione n. 3052.

LA NOTA DI TAGLIAFERRI

“La risposta dell’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi alla mia interrogazione non chiude la questione dei solleciti di pagamento dell’AUSL di Piacenza. Al contrario, fornisce dati che rendono necessario un ulteriore approfondimento: tra il 2024 e il 31 luglio 2026 risultano 294.960 solleciti inviati, 9.675 contestazioni e 5.853 contestazioni accolte”.

I dati sui solleciti di pagamento dal 2024 a luglio 2026

Nel dettaglio, i dati trasmessi dalla Regione indicano 78.803 solleciti nel 2024, 137.645 nel 2025 e 78.512 nei primi sette mesi del 2026.

Le contestazioni sono state rispettivamente 2.833, 4.308 e 2.534.

Complessivamente ne risultano accolte 5.853 e respinte 3.822. Il dato relativo al 2026 è parziale al 31 luglio.

“C’è un dato – sottolinea Tagliaferri – che merita particolare attenzione: il 60,5 per cento delle contestazioni definite è stato accolto. Questo non significa, e non intendiamo sostenerlo, che ci siano stati automaticamente 5.853 errori dell’AUSL. La risposta non fornisce elementi sufficienti per arrivare a questa conclusione. Ma proprio qui sta il problema: non ci viene spiegato perché quelle contestazioni siano state accolte”.

Contestazioni accolte, richiesta di chiarimenti sulle motivazioni

La nuova iniziativa di Tagliaferri punta quindi a conoscere le causali degli accoglimenti: quante posizioni siano riconducibili a somme risultate non dovute, pagamenti già effettuati, esenzioni, inesattezze amministrative o anagrafiche, problemi nella registrazione o attribuzione delle prestazioni o altre circostanze.

Viene inoltre richiesto l’ammontare delle somme eventualmente annullate o rettificate e l’esistenza di analisi interne sulle cause maggiormente ricorrenti.

“Se oltre sei contestazioni definite su dieci si concludono favorevolmente per l’utente – prosegue Tagliaferri – credo sia ragionevole chiedere quali siano le motivazioni. Capire le cause serve soprattutto a verificare se una parte di queste situazioni possa essere intercettata prima dell’invio del sollecito, evitando al cittadino di dover attivare una contestazione per ottenere la verifica della propria posizione”.

Resta aperto anche il caso originario

L’approfondimento riguarda anche la vicenda dalla quale era nata l’interrogazione dello scorso agosto.

Nella risposta, l’assessore Fabi riferisce che, secondo le verifiche effettuate, la prestazione eseguita in regime di libera professione dal cittadino risultava correttamente pagata e che il sollecito contestato sarebbe invece riferibile a una diversa prestazione erogata in regime istituzionale.

“Questa ricostruzione – spiega Tagliaferri – necessita però di un ulteriore chiarimento. Dopo aver conosciuto la risposta regionale, l’interessato ci ha ribadito di non avere mai richiesto prestazioni tramite CUP a Piacenza o nel territorio sanitario piacentino. Chiede pertanto di conoscere quale prestazione gli venga attribuita, quando e presso quale struttura risulterebbe effettuata e sulla base di quali risultanze amministrative sia stata ricondotta alla sua posizione”.

L’interessato ha inoltre prodotto documentazione attestante la presenza di una posizione di esenzione.

Anche su questo aspetto viene chiesto di verificare, senza anticipare conclusioni, se e in quale misura l’esenzione risultasse applicabile alla specifica prestazione che l’AUSL sostiene essere stata erogata.

“Non spetta a noi stabilire sulla base delle dichiarazioni delle parti quale ricostruzione sia corretta – precisa Tagliaferri – ed è esattamente per questo che chiediamo i documenti. Se esiste una prestazione istituzionale attribuita a quel cittadino e rimasta insoluta, deve poter essere identificata con precisione. Il cittadino deve poter sapere quale prestazione, in quale data, presso quale struttura e sulla base di quale registrazione gli venga contestata”.

Tagliaferri sulla procedura AUSL: “Prima di mettere il timbro dell’assoluta adeguatezza, preferiamo aprire i documenti”

Tagliaferri richiama infine la conclusione della risposta regionale.

Dopo aver illustrato le procedure adottate dall’AUSL, la Giunta ritiene adeguati i sistemi informativi e amministrativi utilizzati e definisce “assolutamente adeguata” la procedura seguita dall’Azienda nel caso delle contestazioni.

“È proprio quell’“assolutamente” – conclude Tagliaferri – che merita una verifica in più. Abbiamo 5.853 contestazioni accolte su 9.675 definite e un caso concreto nel quale resta ancora da identificare con precisione la prestazione che avrebbe generato il sollecito. Prima di mettere il timbro dell’assoluta adeguatezza, preferiamo aprire i documenti. Poi, numeri e carte alla mano, sarà più semplice capire quanto quell’avverbio fosse meritato”.

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