Sarà venerdì 12 dicembre lo sciopero generale proclamato dalla CGIL per chiedere una manovra economica più giusta per il Paese; la mobilitazione territoriale si concentrerà in un presidio sotto la Prefettura, in via San Giovanni, dalle ore 10 alle ore 12, un momento pubblico nel quale “prenderà la parola il lavoro”.
Delegati e delegate dei diversi settori – logistica, metalmeccanico, pubblico impiego, servizi, scuola, socio-sanitario, pensionati, fino agli inquilini colpiti dall’emergenza casa – porteranno la loro testimonianza su cosa significhi vivere e lavorare in un territorio produttivo come il nostro mentre i salari reali arretrano, i servizi pubblici faticano e la manovra del Governo non offre risposte alle persone.
La mobilitazione del 12 dicembre arriva dopo settimane di assemblee e iniziative nei luoghi di lavoro e tra i pensionati di tutta la provincia. Piacenza vive oggi contraddizioni sempre più marcate: precarietà diffusa, affitti in aumento, tagli nazionali a sanità e welfare, assenza di un piano industriale credibile per il Paese e l’occasione mancata del PNRR. “È in questo vuoto che il lavoro alzerà la voce”, sottolinea la Cgil.
Il segretario generale Ivo Bussacchini definisce la manovra del Governo “una legge che non guarda in faccia la realtà del Paese, né quella della nostra provincia, dove si lavora duro ma i salari non tengono il passo e il costo della vita divora tutto. Non solo non si interviene su pensioni e precarietà, ma si peggiorano norme che avrebbero bisogno di essere superate”.
Per la Cgil, il nodo centrale è l’assenza totale di confronto: “Il Governo non ha alcuna intenzione di negoziare. Non ascolta i lavoratori e non apre alcun tavolo su sanità, scuola, politiche industriali o lotta alla povertà”. Bussacchini aggiunge: “Piacenza è un territorio dove logistica e manifattura producono profitti rilevanti, ma quei profitti non tornano come dovrebbero ai lavoratori. E mentre la manovra prevede zero investimenti pubblici nel 2026, il Paese continua a impoverirsi: è un paradosso che non possiamo permetterci”.
Il presidio del 12 dicembre vuole dare voce a quelle persone “che ogni giorno tengono in piedi l’Italia e la nostra provincia, ma che non vengono ascoltate dal Governo Meloni”, conclude Bussacchini. “Se si vuole davvero guardare al futuro, bisogna partire da salari dignitosi, sicurezza, lotta alla precarietà, case accessibili e servizi pubblici all’altezza. Per questo saremo in Prefettura: il lavoro parlerà, e noi saremo lì ad amplificarne la voce”.
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