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Scuola di umanità in oncologia, consegnati i diplomi a Piacenza. Prof Cavanna: “Ascoltare di più i pazienti è fondamentale” – AUDIO

Scuola di umanità in oncologia, consegnati i diplomi a Piacenza. Prof Cavanna:I pazienti vanno ascoltati di più, è fondamentale nella cura”. Nella Sala d’Onore della Fondazione Piacenza e Vigevano, si è tenuta la consegna dei 20 attestati di partecipazione alla seconda edizione del corso di umanizzazione, Humanities in oncology, organizzato dal Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri.

Le diagnosi dei medici sono sicuramente un elemento su cui fare affidamento, ma spesso è più importante l’ascolto e una buona parola.

Quando si entra in un ospedale – commenta il noto oncologo Luigi Cavanna – spesso si ricevono tante cure, si fanno tanti esami, però la cosa molto importante è anche il rapporto umano. In particolare incontrare sanitari, infermieri, operatori di sanità, medici che ti accorgono con il sorriso. Persone che siano disponibili ad ascoltare il paziente. 

Questa empatia che si viene a instaurare è fondamentale nella cura del malato

Sì, e per questo motivo si è deciso come collegio dei primari italiani di oncologia di istituire una scuola di umanizzazione. Può sembrare un controsenso perché in ospedale dovrebbe esserci già questo elemento, ma non è sempre così, quindi questa scuola è stata istituita l’anno scorso con Piacenza, la nostra città, come sede nazionale.

Bisogna ripartire dal malato e dal suo racconto, le contraddizioni che ha visto e tutti i punti in cui si può migliorare la sua situazione. I cittadini in questo momento lamentano spesso troppa fretta da parte dei medici e poca attenzione.

L’obiettivo della scuolachiude Cavannaè quello di dare un metodo a dottori e infermieri di come poter gestire quel poco tempo che si ha a disposizione. Perché non si tratta solo della quantità del tempo, ma è importante la qualità percepita del paziente. A volte pochi minuti in cui il medico guarda negli occhi il paziente, lo ascolta possono valere più di mezz’ora in cui il medico magari guarda l’orologio o è distratto a scrivere le cose al computer.  E’ tutta una metodologia di lavoro che dovrebbe davvero migliorare i rapporti di cuore con i pazienti.

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