“La tenuta del sistema sociosanitario non passa solo dalle tariffe. Siamo di fronte a un passaggio epocale per consentire la continuità di un sistema integrato di cura e assistenza che non può permettersi risposte parziali o scarica barile reciproci. Il tema delle tariffe esiste, ma in un quadro problematico per tutti gli interlocutori del sistema e chiama in causa scelte fondamentali per la cura delle non autosufficienze e delle fragilità sociali e sanitarie. Al centro devono esserci qualità del lavoro e dell’assistenza”.
Così Fp Cgil, Spi Cgil e Cgil di Piacenza intervengono sulla recente presa di posizione dei gestori delle strutture socio sanitarie, che chiedono sostegni economici pubblici per superare il caro-energia.
“In passato c’era un’ampia disponibilità di professionisti e i gestori hanno considerato i propri operatori facilmente sostituibili, senza fare investimenti sulla qualità del lavoro – che diventa qualità del servizio – e oggi viviamo una vera e propria emorragia di professionalità che non si rimarginerà in fretta o per il solo effetto delle volatilità delle politiche di assunzioni pubbliche. Ci vuole programmazione e una visione generale sui problemi delle strutture socio assistenziali, altrimenti non terremo insieme tutto il sistema e a farne le spese saranno le famiglie degli utenti”.
I sindacati del pubblico impiego, dei pensionati e confederale Cgil spiegano che “anche la programmazione sanitaria regionale mostra la corda sui numeri”, con mancati investimenti sulle politiche socio sanitarie che rischiano di non essere adeguati di fronte all’invecchiamento della popolazione”.
L’accreditamento, ossia quel sistema per cui la Regione garantisce il finanziamento delle prestazioni erogate dai gestori a fronte della garanzia di standard di servizio e di qualità elevati, necessita di una revisione. “Oggi – spiegano dalla Cgil – si insegue il rispetto formale dei suoi criteri, ma lo scenario che abbiamo di fronte parla di una assistenza sempre più precaria: organici ridotti all’osso, pochi turni di riposo e la concorrenza che si gioca, di fatto, sulla riduzione del costo del lavoro in una giungla di contratti applicati.
Chiedere semplicemente un aumento indistinto delle rette a carico delle famiglie è sbagliato. Servono posti letto e più servizi per minori, anziani, disabili, adulti fragili.
Il risanamento dei bilanci non può passare – anche a questo “giro” – da riduzione degli organici, compressione dei tempi di lavoro e conseguente peggioramento dei livelli d’assistenza.
Il sistema politico istituzionale non può limitarsi ad aggiustare le tariffe, occorre un governo dei processi che tenga conto delle necessità di utenti, lavoratori, famiglie e farsi carico della tenuta dell’assistenza sul piano della qualità.
Occorre lavorare insieme, e come Cgil, su questo piano, ci siamo. L’alleanza che deve affermarsi è quella tra lavoratori e utenti sul tema della qualità dei servizi.
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