Politica

Legge elettorale Stabilicum, Carrà (Cgil): “Una controriforma che aggrava la crisi di rappresentanza”

“La legge elettorale approvata in terza lettura e in via definitiva alla Camera dei Deputati raffigura una controriforma che aggrava la crisi di rappresentanza anziché risolverla“. Così inizia la nota di Bruno Carrà, componente Assemblea Generale Camera del Lavoro di Piacenza

LA NOTA DI CARRA’ (CGIL)

L’approvazione in Parlamento, avvenuta, l’8 Ottobre, della nuova legge elettorale, denominata Stabilicum, che porterà gli italiani e le italiane al voto, altro non è che una controriforma che conferma la concezione proprietaria delle Istituzioni e delle regole da parte delle attuali forze di governo.

La legge elettorale metodologicamente è la regola del gioco principale in una compiuta democrazia, è il meccanismo che trasforma i voti in seggi nella nostra Repubblica che è ancora parlamentare, quindi il Parlamento è dunque centrale nel nostro assetto istituzionale fondato sull’equilibrio dei poteri.

La legge elettorale è quindi senza dubbio una legge ordinaria ma rappresenta la prima norma che regola il gioco elettorale, quindi dovrebbe essere condivisa cosa che stavolta non è stato.

Con questa legge il Governo in carica vuole cambiare la forma di Governo, far rientrare dalla finestra il Premierato modificando l’ordinamento costituzionale e le prerogative del Presidente della Repubblica.

Le contestazioni sul metodo di approvazione e i profili di incostituzionalità

Come identicamente accaduto in tema di giustizia, una legge fondamentale per il funzionamento della democrazia viene decisa a colpi di maggioranza, alla fine della legislatura, e senza tenere in alcun conto i numerosi profili di incostituzionalità sollevati dagli esperti e le gravi preoccupazioni espresse da tante realtà della società civile.

Avvocati e giuristi sono già al lavoro per chiedere l’incostituzionalità del provvedimento perché c’è da preoccuparsi nel metodo e nel merito, e quindi auspichiamo un pronunciamento della Corte Costituzionale prima del voto elettorale che mettendo al vaglio questa norma inverta tale situazione attraverso la decisione della Consulta, che comprende i cosiddetti giudici delle leggi, che possono avere l’ultima parola.

Astensionismo e rappresentanza, il nodo della partecipazione al voto

Veniamo al merito. Siamo uno dei paesi con il tasso di astensione dalle urne tra i più alti d’Europa.

Alle ultime elezioni per il Parlamento andò a votare poco meno del 64% degli aventi diritto.

Allora, se la matematica non è un’opinione, significa che il Governo in carica ha ricevuto poco più del 26% dei voti degli elettori e delle elettrici italiane.

Allora, il problema vero è come riportare alle urne chi si astiene, facendo contare il suo voto.

Ai cittadini e alle cittadine, dunque, andrebbe restituito il potere di scegliere: partito, coalizione, deputato o senatore, e magari ampliando la rappresentanza di genere.

Esattamente il contrario di ciò che fa la legge voluta da Meloni.

Premio di maggioranza, capilista bloccati e indicazione del premier

Il merito è quindi non meno problematico del metodo.

Si prevede un premio di maggioranza abnorme che, oltre a trasformare una netta minoranza nel Paese in una maggioranza strabordante in Parlamento, consegnerebbe a questa maggioranza artificiale non solo la guida del Governo, ma tutti gli organismi di garanzia, compreso quello del Presidente della Repubblica.

In più si prevede l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio, anche se non espressamente sulla scheda elettorale, comprimendo dunque le prerogative del Capo dello Stato (una sorta di premierato di fatto a Costituzione invariata).

Non si ripristina in realtà neanche un un vero voto di preferenza, mentre si cancellano le norme che hanno garantito una significativa presenza femminile in Parlamento e viene reso praticamente impossibile la presentazione di nuove liste, fuori da quelle presenti attualmente in Parlamento.

I punti più critici secondo molti esperti sono il premio di maggioranza, i capilista bloccati e l’indicazione del premier.

Il ruolo del Parlamento e le preoccupazioni della Cgil

Questo testo di legge elettorale determina una nuova geografia della rappresentanza.

Questa legge elettorale secondo Giorgia Meloni è tutela del potere.

Il rischio è di svilire le funzioni del Parlamento e che tutto quello che realmente conta passi nelle mani dell’Esecutivo di Governo: serve invece pluralismo e libertà di informazione (se pensiamo al controllo della RAI), temi che si tengono insieme.

Per tutte queste ragioni, la Cgil, come ha già in precedenza a livello nazionale, attraverso una propria qualificata delegazione, argomentato in sede di audizione parlamentare, ritiene sbagliato un provvedimento che aggrava anziché risolvere la drammatica crisi di rappresentanza che colpisce da tempo la nostra democrazia.

Non sono purtroppo state permesse modifiche alla legge in discussione da parte di tutte le forze parlamentari come avrebbe dovuto essere arrivando a questo risultato, francamente irricevibile in una democrazia.

Referendum sulla magistratura, premierato e autonomia differenziata

Al referendum sull’indipendenza della magistratura la vittoria del NO ha impedito il primo passo per una svolta autoritaria.

L’obiettivo di questa destra rimane la trasformazione della democrazia costituzionale in un’autocrazia elettiva per realizzate una vera e propria forzatura nei confronti della democrazia e dei nostri diritti.

Qualche illustre commentatore ha espressamente parlato di furto di democrazia senza essere lontano dalla verità.

Lavoro, salari, sanità e pressione fiscale: le altre critiche al Governo

Si scrivono regole su misura, indebolendo una democrazia già fragile, per assicurare seggi e poteri che alterano il rapporto tra rappresentanza e consenso, mentre il Paese scivola nella crisi tra aumento di inflazione e non crescita dei salari, tra l’aumento di precarietà e futuro, come stanno penalizzate con condizioni di arretratezza sanità e scuola pubblica, senza dimenticare il più rilevante aumento di sempre della spesa militare.

Quella scuola che secondo l’art. 34 della Costituzione è aperta a tutti.

Questa economia di guerra, poi, condiziona le vite delle lavoratrici e dei lavoratori in Italia insieme ad un indebitamento ulteriore del Paese, mentre infierisce la crisi economica e sociale, senza dimenticare la questione casa che non ha ancora un vero piano di intervento per le questioni abitative difficili.

C’è poi anche un elevato boom della pressione fiscale, con una conseguente diminuzione importante del potere d’acquisto: serve, altresì, in questa congiuntura l’indicizzazione dell’Irpef all’inflazione neutralizzando il fiscal drag.

Tutto questo per dire che bisognerebbe che il Governo si occupasse in questa fase della vita materiale delle persone, cosa che non fa pur in presenza di una grave emergenza sociale che questo Governo ha peggiorato con un Paese che regredisce.

E questo interessa specialmente i giovani che sanno di cosa hanno bisogno e hanno una domanda molto precisa di futuro perché non è una questione solo di tecnologie ma di sapere.

La legge elettorale approvata che sancirà il nuovo Parlamento eletto poi inciderà anche sull’elezione del Consiglio supremo della magistratura e della Corte costituzionale.

La Via Maestra torna in piazza: manifestazione nazionale il 17 ottobre a Roma

Altresì inevitabilmente la Via Maestra torna in piazza.

La Cgil e oltre cento associazioni, insieme alle numerose realtà della società civile che stanno progressivamente aderendo all’Alleanza, lanciano una grande manifestazione nazionale per sabato 17 ottobre a Roma.

Una mobilitazione, che rilancia con forza la necessità di un nuovo protagonismo sociale per la difesa e la piena attuazione della Carta Costituzionale, utile di fronte a una torsione autoritaria in Italia, così come in Europa e nel mondo, con una verticalizzazione del potere, per chiedere che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino a essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili in ogni parte del Paese.

A partire dalla pace, contro la conversione della nostra economia in un’economia di guerra; per un fisco realmente progressivo; per un welfare pubblico e universalistico; per la riconversione ambientale del nostro sistema produttivo; per il lavoro e la creazione di occupazione di qualità; per dare una risposta all’emergenza salariale e contrastare la precarietà; per combattere le disuguaglianze e i divari territoriali, che rischiano di aumentare; per difendere la nostra democrazia costituzionale e rilanciare la partecipazione popolare.

Questa manifestazione rivendica un Paese più equo, capace di frenare il divario sociale che continua ora ad allargarsi, perché se ci sono diseguaglianze, soprattutto sul lavoro siamo di fronte ad una democrazia incompiuta.

La Cgil: “Rimettere al centro lavoro, diritti, casa, sanità e nuove generazioni”

Serve unire le lotte sociali per un futuro diverso da quello che ci viene prospettato, politiche capaci di rimettere al centro, lavoro, diritti, casa, sanità e nuove generazioni.

Il compito della CGIL è dare al lavoro la forza e la prospettiva per cambiare la società.

Una manifestazione, inoltre per dire no all’autonomia differenziata e alla controriforma elettorale.

Senza anche le battaglie di questa Alleanza sociale, l’archiviazione della nostra Repubblica parlamentare attraverso il premierato, la cancellazione dell’indipendenza della magistratura con la legge Nordio e la definitiva spaccatura del Paese attraverso l’autonomia differenziata sarebbero già una realtà.

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