Ultima ora – martedì 20 aprile 2021: E’ terminato in tragedia il caso di Stefano Barilli. La madre riconosce il corpo da alcune cicatrice. Stefano Barilli è morto
Un cadavere riaffiora dalle acque del fiume Po, potrebbe trattarsi di Stefano Barilli. Il corpo è stato rinvenuto senza testa e per tale motivo non può essere subito associato alla scomparsa a Stefano Barilli. In tasca aveva i suoi documenti, ben sigillati, insieme ad un biglietto che lascia aperte alcune piste.
A ritrovare il corpo senza vita di Stefano Barilli, all’alba di sabato 17 aprile, è stato un pescatore. L’uomo ha notato il cadavere – decapitato – sulla sponda lodigiana del Po, nel territorio di Caselle Landi. Il ragazzo aveva stipato la carta d’identità e altri documenti personali all’interno di una custodia nascosta nella tasca del giubbotto, circostanza che ha agevolato il riconoscimento del cadavere da parte delle Autorità intervenute sul luogo della segnalazione. “Aspettiamo l’esito dell’esame del dna per capire come procedere – ha spiegato il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, al quotidiano Il Giorno. Dai vestiti e dalla corporatura sembrerebbe il 23enne Stefano Barilli. Aspettiamo tutti gli esami, facciamolo per rispetto dei genitori che già tanto hanno sofferto”.
Dalle prime indagini risulterebbe che sia stata vittima di un’aggressione da parte dei siluri, veri e propri predatori delle acque fluviali. Ma la morte del ragazzo, così come sulle circostanze della scomparsa, aleggia l’ombra di una psico-setta. Anche il biglietto rinvenuto nelle tasche del cadavere, rafforza la pista della psico-setta. Il ragazzo era sparito dal quartiere San Lazzaro di Piacenza lo scorso 8 febbraio senza lasciare tracce di sé. Sulla scrivania della sua camera aveva lasciato soltanto un biglietto in cui precisava di destinare i pochi risparmi messi da parte con lavoretti saltuari agli studi universitari della sorella. Nulla di più. Ma l’ipotesi di un allontanamento volontario non ha mai convinto Natascia Briscia, madre del giovane, certa che il figlio sia finito nella rete di qualche setta.
“Non sono – dice la mamma di Stefano Barilli – i comportamenti di chi ha deciso di togliersi la vita, ma di chi non vuole lasciarsi niente alle spalle. Penso che ci sia dietro un’organizzazione, una psico-setta”.
Qualcuno ha spinto Stefano a compiere l’estremo gesto? La chiave di volta del giallo potrebbe essere nelle memorie del cellulare e del computer che il 23enne ha cancellato prima di darsi alla fuga. In attesa di fare luce sulla misteriosa vicenda, resta la certezza dell’epilogo tragico di una storia ancora tutta da raccontare.
Approfondisci di più leggendo la cronistoria sulla vicenda: “Stefano Barilli cronistoria della scomparsa“
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