Attualità

Stefano Torre presenta “Il verbo in fiamme” e “Il limone nero”, poesia come domanda sul destino dell’uomo

Un pubblico numeroso e attento ha partecipato mercoledì scorso alla presentazione delle nuove raccolte poetiche di Stefano Torre, Il Verbo in Fiamme e Il Limone Nero, ospitata negli spazi di Rosso Tiziano, suggestiva galleria d’arte ricavata all’interno di una chiesa sconsacrata nel cuore di Piacenza.

L’incontro, inizialmente pensato come dialogo con il critico Bernardo Carli, impossibilitato a partecipare, si è trasformato in una sorta di conversazione pubblica tra l’autore e i lettori. Attraverso una serie di domande dedicate ai temi centrali della propria ricerca poetica — la verità, il dolore, la speranza, l’amore, la trascendenza e il destino dell’uomo contemporaneo — Torre ha accompagnato il pubblico all’interno del proprio universo letterario, alternando riflessioni, racconti personali e letture.

La serata ha messo in evidenza i due volti complementari della sua produzione più recente. Da una parte Il Verbo in Fiamme, raccolta che affida alla parola il compito di opporsi al nichilismo e di custodire la ricerca della verità; dall’altra Il Limone Nero, opera che osserva con sguardo profetico le contraddizioni del nostro tempo, senza rinunciare alla speranza e alla possibilità di una redenzione dell’uomo.

Accanto all’autore, un ruolo importante è stato svolto da Maurizio Sesenna, che ha dato voce a numerosi componimenti nel corso dell’incontro. Le sue letture, misurate e partecipate, hanno saputo restituire al pubblico il ritmo e la forza evocativa dei testi, contribuendo in modo significativo alla riuscita della serata.

Particolarmente emozionanti sono stati gli interventi della cantante e interprete Ana Spasic, che ha proposto una intensa rilettura musicale delle poesie Il Canto Obliquo e Lo Stradone del Mondo. Le sue interpretazioni hanno rappresentato uno dei momenti più alti dell’incontro. Attraverso una voce capace di alternare delicatezza e potenza drammatica, Spasic ha offerto una nuova chiave di lettura dei testi, amplificandone la tensione emotiva e insieme elevandone il respiro lirico e spirituale. Le poesie sono apparse trasformate dalla musica, quasi sospese tra parola e canto, tra meditazione e invocazione.

Nel corso della serata è emersa con chiarezza la cifra distintiva della poetica di Stefano Torre: una poesia che non pretende di consegnare ricette o certezze definitive, ma che continua a interrogare il presente senza dimenticare il passato, nella convinzione che il compito del poeta sia custodire le grandi domande dell’esistenza.

L’incontro si è concluso tra gli applausi del pubblico e con un lungo momento dedicato al dialogo con i presenti e alla firma dei volumi, confermando l’interesse che l’opera di Stefano Torre continua a suscitare nel panorama culturale piacentino e non solo.

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