Politica

TAC a Bobbio, Tagliaferri (FdI): “La macchina c’è, ora deve funzionare. In montagna gli investimenti devono diventare servizi”

«La nuova TAC di Bobbio è un investimento importante e necessario per la sanità della nostra montagna. Proprio per questo vogliamo che quell’investimento si trasformi nel più breve tempo possibile in un servizio pienamente disponibile per i cittadini. Una tecnologia sanitaria produce il suo valore quando può essere utilizzata dai pazienti.»

Lo afferma Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, annunciando di avere presentato un’interrogazione a risposta scritta e una richiesta di accesso agli atti alla Regione Emilia-Romagna sulla nuova TAC dell’Ospedale di Bobbio.

La questione nasce dalle tempistiche di effettiva attivazione dell’apparecchiatura. Dopo l’arrivo della nuova tecnologia e la presentazione degli spazi riqualificati della Radiologia, secondo quanto emerso nei giorni scorsi l’avvio delle prestazioni TAC richiederebbe infatti il completamento della specifica formazione del personale, con l’entrata in attività prevista entro la fine di settembre.

«La formazione degli operatori – precisa Tagliaferri – è indispensabile e su questo non esiste alcuna discussione. La domanda è un’altra: perché apparecchiatura, formazione e avvio del servizio non sono stati programmati in modo da procedere contestualmente?»

Il consigliere regionale ricorda che già a fine maggio l’Azienda USL aveva annunciato l’entrata in funzione, dal 5 giugno, della Radiologia nei nuovi locali, facendo riferimento anche alla TAC.

«Non voglio giocare sulle parole né fare polemica su una data. Voglio semplicemente ricostruire il cronoprogramma. Quando è arrivata la macchina? Inoltre, quando è stata installata e collaudata? Quando è stata programmata la formazione? Infine, quando saranno aperte effettivamente le agende e quando entrerà il primo paziente per effettuare l’esame? Sono domande alle quali credo sia giusto dare risposte molto semplici.»

L’accesso agli atti chiede quindi alla Regione e all’Azienda sanitaria la documentazione relativa all’acquisto e al costo dell’apparecchiatura, alle fonti di finanziamento, alle date di consegna, installazione e collaudo, alla formazione degli operatori e alla programmazione dell’attività.

Un secondo approfondimento riguarda la capacità produttiva inizialmente prevista.

«Le informazioni disponibili parlano di tre sedute settimanali e circa 25 prestazioni complessive alla settimana. Anche qui non dico preventivamente che siano poche o molte. Chiedo alla Regione e all’AUSL di dirci sulla base di quale fabbisogno sia stato determinato questo numero.»

Tagliaferri chiede infatti di conoscere quanti esami TAC siano richiesti dalla popolazione della Val Trebbia e della montagna piacentina, quanti pazienti siano oggi costretti a raggiungere altri presidi, quali siano i relativi tempi d’attesa e se sia già previsto un incremento dell’attività dopo la fase iniziale.

«Bobbio non può essere valutata con gli stessi criteri di un presidio collocato a pochi chilometri da un grande ospedale. In montagna distanza e tempo fanno parte della qualità dell’assistenza. Una TAC disponibile sul territorio può evitare spostamenti importanti soprattutto alle persone anziane e fragili.»

Per Tagliaferri la questione va quindi oltre la singola apparecchiatura.

«Quando investiamo risorse pubbliche negli ospedali della montagna dobbiamo programmare contemporaneamente tecnologia, personale, formazione e organizzazione. Altrimenti rischiamo di avere una macchina pronta prima del servizio oppure un servizio dimensionato senza conoscere fino in fondo il bisogno.»

Il consigliere conclude:

«Non contestiamo la nuova TAC, tutt’altro: vogliamo che funzioni e che funzioni il più possibile. Se abbiamo investito per portare una diagnostica importante a Bobbio, dobbiamo fare in modo che quell’investimento produca rapidamente il massimo beneficio per la Val Trebbia. In montagna non basta portare una macchina: bisogna mettere i cittadini nelle condizioni di utilizzarla.»

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