«La Regione presenta la telemedicina come uno degli strumenti per avvicinare la specialistica ai cittadini che vivono lontano dai grandi ospedali. È quindi utile conoscere, dati alla mano, quale sia oggi la situazione nel Piacentino, anche nelle aree montane e periferiche».
È quanto chiede il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti per acquisire il quadro dettagliato dei servizi di telemedicina attivi e programmati in Emilia-Romagna, con uno specifico approfondimento sulla neurologia e sull’AUSL di Piacenza.
Il tema è tornato d’attualità con l’attivazione all’ospedale di Porretta Terme di un servizio che collega la struttura dell’Appennino bolognese con gli specialisti dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche e della Rete Stroke dell’Ospedale Maggiore di Bologna.
Secondo quanto comunicato dalla Regione, il nuovo sistema consente teleconsulti neurologici entro 24 ore e visite programmate entro sette giorni e viene indicato come uno strumento capace di assicurare maggiore prossimità delle cure anche nelle zone montane e periferiche.
«È un modello che merita attenzione proprio perché affronta un problema concreto: la distanza tra il paziente e lo specialista», osserva Tagliaferri. «Per questo abbiamo chiesto alla Regione di ricostruire la geografia della telemedicina neurologica sul territorio regionale e di indicarci con precisione quale sia la situazione di Piacenza».
L’accesso agli atti chiede infatti di conoscere quali Aziende sanitarie abbiano già attivato servizi neurologici a distanza, quali prestazioni vengano effettuate, quante siano state erogate negli ultimi anni e quali siano i programmi di ulteriore sviluppo.
Il focus principale riguarda però AUSL Piacenza: servizi attualmente disponibili, prestazioni erogate, discipline coinvolte, sedi dalle quali possono essere utilizzati, progetti programmati e relativo stato di avanzamento.
«Non vogliamo anticipare conclusioni che devono essere fondate sui dati», precisa il consigliere. «Vogliamo sapere che cosa è già operativo a Piacenza, che cosa è programmato e con quali tempi. E, soprattutto, se la neurologia rientri concretamente nello sviluppo della telemedicina sul nostro territorio».
Un capitolo specifico della richiesta riguarda l’Appennino piacentino. Se uno degli obiettivi dichiarati della telemedicina è ridurre le distanze e rendere più accessibili le competenze specialistiche, secondo Tagliaferri diventa infatti necessario conoscere quale applicazione sia prevista per i cittadini che vivono nelle zone maggiormente distanti dai presidi ospedalieri.
«Il punto non è contrapporre un territorio all’altro», conclude Tagliaferri. «Il punto è verificare attraverso numeri, programmi e cronoprogrammi quanto la sanità digitale sia già diventata un servizio concreto anche nel Piacentino. La tecnologia può accorciare molti chilometri, ma prima bisogna sapere dove è stata realmente accesa».
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