Economia

“Forte senso di appartenenza ma anche tante criticità per le imprese della montagna”, la ricerca della Camera di commercio

Soffre cali molto evidenti della popolazione, del numero delle imprese attive e arretra anche sul versante dell’occupazione; è per questo che l’economia dell’Appennino piacentino lancia un grido d’allarme e indica l’urgenza di nuovi interventi necessari allo sviluppo.

E’ in questa sintesi la fotografia che restituisce l’indagine della Camera di commercio dell’Emilia sul sistema imprenditoriale appenninico delle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Indagine che evidenzia condizioni di particolare fragilità complessiva proprio a carico della nostra montagna, l’unica che nell’ambito delle tre province ha perso occupati, con un -2,2% tra il 2014 e il 2024.

Al di là dei dati interprovinciali, però, le difficoltà emergono chiaramente anche rispetto al resto del territorio piacentino.

A fronte di una sostanziale stabilità della popolazione provinciale, quella dell’Appennino è scesa a 21.000 unità (-11,6% tra il 2011 e il 2023); tra il 2014 e il 2024 gli occupati (oggi poco più di 4.000) sono scesi del 2,2%, mentre a livello provinciale sono aumentati dell’11,6%. Infine, il numero delle imprese si è portato a 3.000 unità con una flessione del 17,4% contro il -6,9%  provinciale.

 “Il dato che ci sembra più preoccupante – sottolinea il vicepresidente vicario della Camera di commercio, Filippo Cella – è che sono scomparse, in prevalenza, quelle piccole e piccolissime imprese che rappresentano un patrimonio senza cui rischiano di diminuire anche i servizi e le possibilità di tenuta delle piccole comunità della montagna”.

“E’ un andamento che viene confermato dai dati relativi all’occupazione, con un numero medio di addetti per azienda che tende a salire costantemente; vi sono, dunque, imprese sicuramente più robuste, ma diventa via via più fragile la capillarità di un tessuto imprenditoriale che è fonte di coesione e di abitabilità anche nelle più piccole comunità”.

La ricerca camerale, curata da Paolo Rizzi, Manuela Ferrari e Davide Marchettini del Laboratorio di Economia Locale (LEL) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presentata all’Auditorium comunale di Bobbio, evidenzia che a rendere complesso lo sviluppo, per gli imprenditori appenninici piacentini sono, nell’ordine, il costo dei trasporti e dell’energia, ma anche le difficoltà di reperimento del personale e la carenza di servizi alle imprese.

Problemi che in gran parte accomunano le imprese montane, seppure in misura diversa, a tutte le altre imprese piacentine. “Le differenti condizioni però – spiega Cella – emergono nel momento in cui gli imprenditori dell’Appennino sono chiamati ad indicare le condizioni da creare per restare in montagna, ponendo al primo posto assoluto il miglioramento delle infrastrutture di trasporto e le comunicazioni materiali e immateriali, seguite da vicino da più ampi servizi (quelli alle imprese, ma anche quelli scolastici e sanitari) e dal possibile reperimento di personale più idoneo alle esigenze aziendali.

Solo al quarto posto si colloca, come condizione per restare, il tema degli aiuti pubblici, subito seguito dalla richiesta di partecipazione delle imprese ai processi decisionali che riguardano lo sviluppo dell’Appennino.

Un’imprenditoria, dunque, che in parte chiede sostegni (anche attraverso le politiche fiscali), ma che appare anche molto consapevole delle proprie forze e, soprattutto, che evidenzia uno straordinario senso di appartenenza e legame al territorio.

Emblematiche, in tal senso, le risposte alla domanda sull’area geografica cui si sente di appartenere, con una netta scelta degli imprenditori della montagna piacentina a favore del paese in cui vivono (46,6%, il valore più alto tra quelli rilevati nelle tre province emiliane), seguito dalla valle in cui risiedono (45,6%, anche in questo caso l’indicatore più alto), con l’Appennino al terzo posto (14,4%).

A proposito della ricerca, il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi, ha ricordato che “è il primo passo di un più ampio progetto di ricerca e di animazione territoriale che andrà poi ad indagare anche sulla condizione dei giovani e sul sistema dei servizi alla popolazione, puntando ad offrire nuovi strumenti per l’adozione di concrete politiche di sviluppo per l’Appennino”.

Alla presentazione della ricerca sono intervenuti, insieme a Landi e Cella, il Sindaco di Bobbio Roberto Pasquali, la presidente della Provincia Monica Patelli, i curatori del rapporto Davide Marchettini e Manuela Ferrari, gli imprenditori Maria Rita Trecci Gibelli, (Passato e futuro srl di Gropparello), Renato Velli (Allied International Group dell’Alta Val Tidone) e Marco Labirio (Gamma spa di Bobbio).

Al “faccia a faccia” sulle condizioni per lo sviluppo dell’Appennino sono intervenuti il Vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio Mons. Adriano Cevolotto, il Ministro per gli affari europei, politiche di coesione e PNRR Tommaso Foti, l’assessore regionale al bilancio, montagna e aree interne Davide Baruffi, il Sindaco di Ferriere Carlotta Oppizzi, infine il vicepresidente del GAL del Ducato Sergio Copelli.

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