Fine turno in magazzino, maxi rissa tra iscritti ai sindacati Usb e Si Cobas

Maxi rissa davanti ai cancelli della GLS tra iscritti al sindacato USB e militanti del SI COBAS. Tra i due sindacati, già da tempo, si respirava tensione. Tensione sfociata ieri mattina, 1 novembre, in una vera e propria rissa, esplosa al termine del turno di lavoro, durante l’uscita dal magazzino in via Riva a Montale. Pugni, calci tra aderenti alle due diverse sigle. All’arrivo della polizia molti dei partecipanti si sono dileguati ma gli agenti sono riusciti a identificarne una decina, allontantisi nel frattempo ma riconoscibili dalle lievi ferite riportate durante la zuffa. Quanto è accaduto è ancora al vaglio delle forze dell’ordine che stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti.

Dal canto suo il sindacato SI COBAS, in una nota, parla di aggressione da parte dei militanti di USB. Di seguito la nota integrale.

Il S.I.Cobas piacentino comunica a tutti i media locali e nazionali che ancora una volta, l’ennesima negli ultimi mesi, i suoi lavoratori sono stati oggetto di una vile aggressione di stampo squadrista da parte della banda facente capo al sindacato USB logistica di Piacenza. Il fatto, risalente al mattino di giovedì primo novembre, ha tinte fosche e non fraintendibili. All’uscita del turno notturno, intorno alle prime luci dell’alba, i lavoratori iscritti al S.I.Cobas sono stati oggetto di un agguato in pieno stile para-mafioso messo in atto dai colleghi aderenti alla sigla USB. Costoro hanno atteso i nostri aderenti all’uscita dello stabilimento GLS armati di spranghe, coltelli, spray urticanti e sassi, attaccandoli frontalmente e senza apparente motivo. Fra le urla indirizzate ai lavoratori del S.I.Cobas si sono registrate frasi come “dovete morire tutti”, “non vi permetteremo di continuare a lavorare” e “questo magazzino è nostro”. Solo grazie alla prontezza di riflessi e al coraggio dei lavoratori S.I.Cobas, artefici nel 2012 della lunga vertenza che permise a tutti i lavoratori del magazzino di sanare le condizioni di gravi irregolarità nel magazzino, si è prevenuta la tragedia evitando di rispondere alle provocazioni. Un lavoratore è rimasto egualmente ferito, dovendo essere trasportato al pronto soccorso per ricevere le cure necessarie. Ancora fuori dal pronto soccorso, la squadraccia di USB si è recata per intimidire con fare minaccioso e far avvertire la propria presenza opprimente al lavoratore ricoverato. Il fatto è di una gravità reputata dalla nostra organizzazione, e speriamo da tutta la cittadinanza onesta, come intollerabile. Le modalità d’azione indicano una precisa volontà di prevaricazione violenta, messa in atto con preparazione di tipo paramilitare e paramafioso, nonché frutto di una evidente eterodirezione da parte di dirigenti irresponsabili che poco hanno a che spartire con il ruolo nobile che dovrebbe avere un sindacato. Purtroppo, questo è solo l’ultimo di una serie di eventi violenti e gravissimi messi in atto dalla sigla USB logistica di Piacenza. Solo nell’ultimo mese si sono registrate l’aggressione ai danni di un nostro iscritto nel magazzino GLS di Gerbido e la pubblicazione, non meno grave, delle registrazioni in cui il dirigente locale di USB Roberto Montanari vantava una collaborazione con istituzioni deputate alla repressione al fine di contrastare il ruolo di guida degli operai del settore conquistato dal S.I.Cobas con le sue vittorie in questi anni. Reputiamo che la misura sia ampiamente colma. Stretti fra l’impossibilità di dare una risposta materiale, che sappiamo sarebbe immediatamente perseguita e repressa, e la paura di andare a lavoro per tanti padri di famiglia che temono per la propria incolumità, risponderemo con le sole armi che si competono a un sindacato: quelle della solidarietà e del non chinare la testa di fronte all’azione sconsiderata di pochi violenti, incapaci di conquistare un minimo radicamento fra i lavoratori e forse proprio per questo propensi a sfogare la propria frustrazione con le armi della violenza, dell’agguato, dell’intrigo volto a facilitare il “divide et impera” tanto utile a un padronato che sappiamo essere rapace come in pochi altri settori di economia italiana. Chi crede di poter intimorire il S.I.Cobas sfoderando coltelli e armi contundenti non può nemmeno immaginare la tempra e la forza d’animo accumulata dai suoi aderenti in dieci anni di lotta senza quartiere all’ingiustizia nei luoghi di lavoro, e dovrà assaporare una volta di più il sapore amaro della sconfitta. I suoi dirigenti, riciclatisi sindacalisti dopo aver fallito in politica, dovranno pagare fino all’ultima goccia di sangue operaio versato per la loro irresponsabilità, ma lo faranno, come già avviene, perdendo ogni credibilità fra i lavoratori del settore e venendo giustamente considerati niente più che agenti provocatori al servizio della reazione. Confidiamo nel fatto che l’azienda garantisca, con tutti gli strumenti che ha a disposizione, l’agibilità per tutti i lavoratori e colpisca ogni atto delinquenziale che alcuni iscritti alla USB possano mettere in atto. Il terrore e la violenza portate nel nostro territorio da chi nascondendosi dietro una facciata sindacale persegue interessi personalistici troveranno nel S.I.Cobas un muro insormontabile contro cui infrangersi, un muro costruito con anni di risultati concreti e di conquiste per tutti gli operai piacentini.