Vietati i social in Australia ai minori di 16 anni, Daniele Novara: “Momento storico che fa da spartiacque”. Si tratta della prima realtà al mondo a prevedere un divieto di questo tipo. Una scelta approvata da gran parte della popolazione.
E’ una data storica – spiega il noto pedagogista piacentino – c’è un prima e un dopo, quindi nessuno può dire che sia impossibile fare questa scelta. In Australia nel giro di un anno e mezzo hanno studiato la situazione, trovando le giuste misure. Inoltre la decisione non ricade nei genitori, nei ragazzi, ma sulle piattaforme, saranno loro a essere eventualmente incriminate e questo è straordinario, perché il problema nasce da un business che non ha alcuna considerazione dei nostri ragazzi e ragazze.
La misura, approvata dal Parlamento australiano impone dunque alle piattaforme di verificare l’età degli utenti e bloccare gli account dei minori, con multe fino 32 milioni di dollari dovessero esserci delle violazioni.
Responsabilizzare le piattaforme – prosegue Novara – è un segnale inequivocabile. Ovviamente come tutte le leggi possono essere trasgredite, qualcuno ogni tanto in auto passa con il semaforo rosso, ma resta un divieto importante.
Assolutamente! Poi da quest’anno scolastico i telefonini sono vietati nelle scuole e i risultati sono estremamente positivi. Finalmente i ragazzi durante l’intervallo si guardano negli occhi, parlano, giocano, fanno attività che non siano di carattere virtuale. Abbiamo passato dieci anni proprio in una situazione drammatica, abbandonando i ragazzi al business.
Dalle prime notizie però l’Australia dovrà trovare una soluzione a un problema che riguarda questa misura, perché tanti giovanissimi avrebbero aggirato il divieto utilizzando VPN, cioè sistemi che non permetterebbero la localizzazione dell’utente. Ci sono stati casi di utenti utenti under-16 cheti sono addirittura vantati di essere ancora online.
Il quotidiano Avvenire ha riportato anche tra i contrari alla misura attuata dall’Australia, la posizione di Amnesty International che parla di un divieto che lascia le piattaforme libere da ogni responsabilità, senza affrontare i problemi che i giovani continueranno a dover affrontare in futuro.
Non è d’accordo Daniele Novara, perché secondo il pedagogista piacentino le piattaforme non rinuncerebbero ai profitti. Si tratta di soldi, tanti tanti soldi! Non è che stanno a andare per il sottile rispetto al benessere dei nostri figli, siamo noi che ce ne dobbiamo occupare, come abbiamo fatto con l’alcol, con il tabacco, mettendo una limitazione legittima fino a 18 anni.
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