Questa mattina la polizia di Stato ha allestito uno stand all’interno del centro commerciale Farnesiana, distribuendo materiale informativo e cercando di sensibilizzare le donne vittime di violenza a farsi avanti e chiedere aiuto. Un’attività che rientra nel contesto della campagna “Questo non è amore”.
“A Piacenza esiste una vera e propria rete attiva in questo contesto, una rete che coinvolge forze dell’ordine, medici, magistratura, servizi sociali del comune che si occupa di questi casi sotto ogni aspetto”, commenta il questore Filippo Guglielmino.
“Esistono già delle misure di tutela come il divieto di avvicinamento alla casa coniugale, ma anche a livello nazionale si sta pensando a nuovi provvedimenti: primo tra tutti il braccialetto elettronico, come si usa per le persone a regime di arresti domiciliari”.
Una piaga, quella della violenza domestica, che non tende a diminuire, anzi: “I dati sono in aumento. Il 2020 è stato un anno particolare a causa del contenimento dovuto al Covid. Il punto è che parliamo di situazioni domestiche, familiari, molto spesso difficili da far emergere. Riteniamo che esista un numero oscuro di questo tipo di reati che non vengono denunciati. Proprio per questo ci sono protocolli operativi come il protocollo Eva, poi modificato nel progetto Scudo, che consiste in un database interforze che annovera tutti gli interventi per liti in famiglia e atti di molestie vengono tracciati. In questo modo la pattuglia che interviene può già sapere in anticipo il pregresso di alcune situazioni di potenziale pericolo”.
Prevenire la violenza contro le donne attraverso percorsi di aiuto per gli uomini che maltrattano e abusano delle donne. E’ quanto previsto dal “protocollo Zeus”. Al centro commerciale Farnesiana era presente Silvia Merli, presidente dell’associazione Cipm (Centro italiano per la promozione della mediazione). Protocollo attivo anche a Piacenza dove finora sono tre le persone prese in carico.
“L’obiettivo è quello di prevenire le condotte lesive, intervenendo nel momento iniziale e quindi garantendo una maggiore sicurezza sociale anche nel futuro. Si tratta di una equipe multidisciplinare: l’obiettivo è aiutare l’ammonito a considerare il valore sociale delle condotte messe in atto affinché non si intensifichino in futuro. Tracciare un identikit non è possibile. Si tratta di un fenomeno trasversale che ha radici culturali”.
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