Sala gremita e grande attenzione martedì sera all’Auditorium Sant’Ilario di Piacenza per l’incontro pubblico “Perché diciamo Sì”, promosso dal Comitato Sì Riforma in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia.
L’appuntamento ha confermato il forte interesse del territorio piacentino attorno a un tema di primaria rilevanza istituzionale, grazie alla presenza di relatori di altissimo profilo politico, tecnico e giuridico: l’on. Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, la Coesione e il PNRR; l’avv. Gian Domenico Caiazza, già Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane e Presidente del Comitato Sì alla separazione delle carriere; il dott. Alfonso D’Avino, Procuratore della Repubblica di Parma; l’on. avv. Carolina Varchi, componente dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati e capogruppo in Commissione Giustizia.
Ad aprire il confronto è stato Tommaso Foti, che ha richiamato il valore del metodo seguito dal Comitato: un approfondimento rigoroso, centrato sui contenuti della riforma e non sulla polemica politica.
“Anche questa sera resteremo rigorosamente sul tema oggetto del referendum, senza divagazioni che portano soltanto polemica ma non conoscenza”, ha osservato il Ministro, sottolineando l’esigenza di “offrire ai cittadini strumenti seri per capire una riforma importante, attesa da anni e destinata a incidere in profondità sull’equilibrio del sistema giudiziario”.
Cuore giuridico della serata è stato l’intervento dell’avv. Gian Domenico Caiazza, che ha illustrato con chiarezza l’impianto della riforma e il suo legame con l’evoluzione del processo penale italiano.
“La separazione delle carriere è la regola in tutto il mondo democratico: l’Italia è un’eccezione”, ha spiegato Caiazza.
Secondo l’ex Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, il punto centrale è la garanzia visibile e sostanziale della terzietà del giudice: “Il cittadino deve sapere, e vedere, che chi lo giudica non ha nulla a che fare con chi lo accusa. L’imparzialità non può essere affidata solo all’etica del singolo magistrato: deve essere l’ordinamento a costruire questa garanzia”.
Caiazza ha inoltre evidenziato come la riforma intervenga su nodi ormai strutturali: “Lo sdoppiamento del Csm e l’Alta Corte disciplinare servono a superare un sistema divenuto opaco, segnato dal peso delle correnti e da un assetto che non assicura più sufficiente credibilità agli occhi dei cittadini”.
Di particolare rilievo anche la testimonianza del dott. Alfonso D’Avino, Procuratore della Repubblica di Parma, che ha offerto una riflessione interna alla magistratura, ribadendo come il Sì non rappresenti un attacco alla funzione giudiziaria, ma un’occasione di riequilibrio e di recupero di fiducia.
“Il vero problema non è la separazione delle carriere in sé, ma ciò che essa porta con sé: il superamento di un sistema che negli anni ha mostrato limiti evidenti, soprattutto sul versante delle correnti e della credibilità dell’autogoverno”, ha affermato D’Avino.
Sul tema del sorteggio, spesso al centro di contestazioni, il Procuratore è stato netto: “Il sorteggio non è una bestemmia istituzionale. È già presente nel nostro ordinamento e nasce qui come risposta a un sistema che non è stato capace di autoriformarsi”.
E ancora: “Se questa riforma aiuterà la magistratura a recuperare autorevolezza e fiducia, sarà un bene non solo per i cittadini, ma anche per i magistrati che ogni giorno lavorano con serietà e sacrificio”.
A chiudere l’incontro è stata l’on. Carolina Varchi, che ha ricostruito il lungo percorso politico e culturale che ha portato oggi il tema della separazione delle carriere al giudizio diretto dei cittadini.
“Questa non è una battaglia improvvisata: è una riforma che inseguiamo da anni e che finalmente viene sottoposta alla libera decisione del popolo italiano”, ha dichiarato.
Varchi ha sottolineato come il referendum non debba essere deformato in chiave ideologica: “Quella del 22 e 23 marzo è una scelta di libertà, non una conta di appartenenza. È il momento in cui i cittadini possono dire basta a una piccola parte della magistratura politicizzata che pretende di decidere per tutti gli altri”.
La parlamentare ha quindi ribadito il senso istituzionale del Sì: “Non si viola la Costituzione: la si applica fino in fondo, utilizzando gli strumenti che essa stessa prevede per migliorare l’ordinamento e renderlo più giusto, più trasparente e più vicino ai cittadini”.
Il Comitato Sì Riforma esprime grande soddisfazione per la riuscita della serata di Piacenza, che ha mostrato come su un tema complesso sia possibile costruire un confronto serio, comprensibile e di alto livello, capace di unire politica, avvocatura e magistratura attorno a una comune esigenza di rinnovamento.
L’invito rivolto ai cittadini è a partecipare al voto del 22 e 23 marzo, nella consapevolezza che la riforma della giustizia rappresenta un passaggio decisivo per rafforzare la terzietà del giudice, la responsabilità dell’ordinamento e la fiducia dei cittadini nello Stato.
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