La storia di Giove il piccolo lagotto piacentino acquistato da una coppia Torinese e sfuggito dal guinzaglio in una sosta in autogrill sull’A21, ha commosso migliaia di persone, il piccolo Giove troverà poi la morte in quell’autostrada dopo giorni di tentativi di recupero. Il cane docile era poi risultato completamente non socializzato con il mondo esterno, da qui la fuga disperata in preda al panico.
La segnalazione arriva quindi alle Guardie zoofile di Enpa Piacenza, che di seguito hanno disposto un servizio volto a controllare l’allevamento “amatoriale” di Giove, un luogo sito nella bassa piacentina da dove proveniva appunto il cane. Quello che le Guardie trovano in loco, un cascinale rurale, ove l’allevatore obbligava cinque giovani lagotti – anche i fratelli di Giove – a vivere in un box che consisteva in una baracca pericolante, raffazzonata e tenuta insieme grazie ad un incastro dei materiali più disparati, lamiere, plastiche, legname e ferro. I cani costretti a vivere nei loro escrementi, il manto incrostato degli stessi, una volta liberati la corsa a perdifiato nei campi indifferenti al richiamo del padrone. L’interno del box era malsano, il pavimento ricoperto di feci e urina.
” I cuccioli sequestrati sono otto lagottini sono cinque maschi e tre femmine, al momento sono al canile intercomunale di Firenzola d’Arda – “racconta Michela Bravaccini Caponucleo delle Guardie Zoofile Enpa – sono oggetto di sequestro penale. Abbiamo ricevuto alcune telefonate ma non sono adottabili, non ci si inganni in questo. Devono rimanere assolutamente nell’ambito della tutela giudiziaria a quale soggiacciono.Intanto stanno facendo un bel percorso di socializzazione, gli stanno facendo conoscere il mondo esterno, perché sono canolini molto socievoli, affabili. Il problema è che non conoscono le persone se non come fonte di cibo, per cui vengono al richiamo di esso. Una volta concluso questo percorso, adesso non ho idea del tempo che ci vorrà, quando al canile i volontari nonché l’ educatrice lo decideranno, potranno essere dati in affido previo consenso ovviamente dell’autorità giudiziaria.
Ma sorte forse peggiore toccava alle fattrici, tre cagnoline di razza lagotto detenute in una ex stalla, ove per accedere si passava in diverse stanze buie e piene di detriti, il luogo di detenzione pregino di un odore nauseabondo dato dalla sporcizia e l’inesistente areazione, una rete metallica come unico giaciglio, fra escrementi, umidità e muffa. Il controllo è poi proseguito con l’intervento dei Carabinieri chiamati dalle stesse Guardie in quanto l’allevatore ha dato in escandescenza risultando impossibile proseguire l’azione in sicurezza.
Nei giorni seguenti il Nucleo Guardie zoofile Enpa ha prodotto alla Procura della Repubblica Notizia di Reato con istanza di Sequestro Penale nei confronti dell’allevatore, trasmettendo tutti gli Atti rinvenuti durante il controllo e successivamente dati da ulteriori indagini. L’Istanza è stata accolta per tutti gli otto lagotti dell’allevamento, che sono stati di seguito Sequestrati e trasportati al canile intercomunale di Fiorenzuola D’Arda dagli stessi operatori Enpa con il supporto logistico di Rescue Dogs. L’allevatore dovrà ora rispondere per i Reati di maltrattamento animali, abbandono e violenza e minacce a Pubblico Ufficiale.
“Il trattamento a cui erano sottoposti questi cani dimostra ancora una volta, come questi “allevamenti amatoriali” siano nella stragrande maggioranza dei casi gestiti in modo approssimativo, da dilettanti che mirano esclusivamente a lucrare velocemente sulla pelle degli animali, non hanno idea del rispetto dell’etologia e delle problematiche anche genetiche che procurano danno all’animale, ma anche chi acquista (alla ricerca della razza ma a basso costo) alimentando questo giro di soldi e animali, chiudendo un occhio su ciò che vede salvo poi ritrovarsi con un cane affetto da patologie causate della pessima qualità di vita a cui è stato sottoposto fin dalla nascita, ha le sue responsabilità morali.” spiega Enpa nella nota.
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