Attualità

Ausl di Bobbio, Cgil: “Mensa negata nei festivi, disparità che penalizza i lavoratori di montagna”

“Una gestione del diritto al pasto “a due velocità” che penalizza i lavoratori della montagna e crea inaccettabili discriminazioni”.

È quanto denuncia la Fp Cgil in una dura nota di diffida inviata ai vertici dell’Azienda USL di Piacenza, a seguito del perdurare di criticità già segnalate da tempo e rimaste ad oggi irrisolte.

La nota della Fp Cgil

Al centro della protesta ci sono due questioni che stanno sollevando profondo malumore tra il personale sanitario e tecnico.

La prima riguarda l’anomalia del Presidio di Bobbio. Mentre negli altri ospedali della provincia il personale in turno nei giorni festivi può regolarmente ordinare il pasto anche per turni inferiori alle 12 ore, a Bobbio questo diritto viene negato.  “È una discriminazione palese che denunciamo da mesi, se non da anni” attacca Saverio De Rosa, responsabile sanità Fp Cgil Piacenza. “Non si capisce perché un infermiere o un operatore che lavora di domenica a Bobbio debba avere meno diritti di un collega che svolge lo stesso servizio altrove. Nonostante le nostre ripetute segnalazioni, non viene ancora garantita la mensa, né la possibilità di ordinare il pasto o l’erogazione di buoni sostitutivi. È un isolamento inaccettabile per chi garantisce la salute pubblica in un territorio montano.”

La seconda criticità riguarda i criteri di accesso alla mensa e buoni pasto. Mentre per la mensa matura il diritto dopo 6 ore di servizio,  coloro che per ragioni organizzative non possono recarsi in mensa e usufruiscono del servizio sostitutivo tramite buoni-pasto si vedono richiedere una presenza di almeno 7 ore e 12 minuti.

“Siamo di fronte a una discriminazione palese,” continua De Rosa  “Si creano distinzioni ingiustificate tra i lavoratori sulla base di un requisito orario difforme. È necessario uniformare immediatamente il criterio per tutti alla soglia delle 6 ore, allineandolo a quanto già previsto per l’accesso alla mensa e nel rispetto dello spirito dei contratti nazionali.”

“La pazienza dei lavoratori è ormai esaurita, l’attesa dura da troppo tempo. Abbiamo richiesto all’Azienda un riscontro formale entro 7 giorni per sanare definitivamente queste disparità. Non siamo più disposti ad accettare l’inerzia aziendale su diritti fondamentali.”

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